"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Non vogliamo più raccontare storie di violenza sulle donne

La Giornata contro la Violenza sulle Donne è un richiamo potente contro il silenzio e l’indifferenza. Racconto paure vissute, riflessioni urgenti e il coraggio di chi trova la forza di resistere. Perché ogni voce conta, e la violenza si combatte ogni giorno, insieme.

C’è un giorno, ogni anno, in cui il mondo si ferma. Un giorno in cui il silenzio si rompe, anche solo per un momento e si alzano le voci di chi non ha mai smesso di combattere. La Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne non è solo una data sul calendario. È un richiamo, un monito e soprattutto un invito a riflettere su una battaglia che appartiene a tutti.

Violenza sulle donne: un silenzio troppo lungo che ritorna

Viviamo in un’epoca di connessioni rapide, dove ogni emozione sembra avere un filtro, ogni parola un hashtag. Eppure, quando si tratta di violenza contro le donne, spesso cade un silenzio assordante. Un silenzio che nasce dalla paura, dalla vergogna, ma anche dall’abitudine. Perché è difficile guardare negli occhi una realtà così crudele: una realtà che vede ancora troppe donne vivere nella paura, nella sofferenza, intrappolate in relazioni tossiche o sottoposte a pressioni culturali che negano loro la dignità.

Che forma ha la violenza?

La violenza ha tante forme, spesso nascoste tra le pieghe della quotidianità. Non è confinata ai gesti fisici, ma si insinua nei comportamenti sottili, nelle parole che sminuiscono, nelle relazioni tossiche che privano di libertà e dignità. È una presenza silenziosa che può celarsi ovunque: nei luoghi di lavoro, nei rapporti familiari, nelle dinamiche sociali. Non è solo confinato tra le mura domestiche, si insinua nei commenti sui social media, nelle discriminazioni sul lavoro, nelle parole non dette. Si annida nelle aspettative di una società che spesso fatica a riconoscere l’autonomia e il valore di ogni donna. È una questione radicata nelle strutture culturali e nelle aspettative di una società che ancora fatica a riconoscere la piena uguaglianza di genere.

Io l’ho avuta quella paura…

… quella di non riuscire a rientrare a casa, quella di essere strappata alla strada da un vicolo buio, senza mai conoscerne il volto. Io l’ho avuta quella paura quando tornavo a casa da sola, facendo finta di parlare al telefono con qualcuno che dall’altra parte dello smartphone non mi avrebbe mai potuto aiutare. Ho sentito quel fischio e ho visto la testa di chi si china per meglio guardare il fondoschiena. Mentre camminavo, ho avvertito addosso gli sguardi, i discorsi interrompersi per poi sentire il peso del silenzio, la voglia di scappare via da quel raggio d’azione. Ho percepito dentro di me la rabbia che si prova quando vuoi fare una cosa che non fai per paura, quando scegli di non percorrere alcune strade la mattina presto o la sera tardi perché non si sa mai. Fa rabbia anche leggere “di bell’aspetto” accanto a “cercasi una tirocinante”. Ho sentito i commenti viscidi di chi credeva di fare complimenti e le risate di chi approvava quei commenti, con leggerezza.

No, non sono stata licenziata, né sono stata violentata. No, non sono stata uccisa. E no, non è fortuna, è il caso. Perché sarei potuta essere una qualsiasi delle 97 donne uccise quest’anno o qualsiasi altra donna violentata con le mani o con le parole tra le mure domestiche o quelle lavorative. Non lo sono stata, per caso. E questa cosa non può e non deve continuare a essere possibile.

Resilienza e rinascita: dopo la violenza

E poi ci sono, per fortuna, perché ci sono, quelle donne che resistono. Che trovano il coraggio di alzarsi in piedi, di rompere il silenzio, di dire “basta.” È il volto delle donne che si sostengono a vicenda, che creano reti di solidarietà, che si raccontano per far sentire meno sole chi ancora non riesce a parlare. Sono storie di resilienza, di forza, di speranza.

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE!

Vogliamo continuare a scrivere la nostra storia senza che nessuno ponga la parola fine al bordo pagina. Vogliamo scrivere con tutto l’inchiostro che abbiamo nelle vene. Perché il nostro sangue non sia più versato nelle strade o tra le fughe delle mattonelle di un qualsiasi edificio, ma sulle pagine di storia, per aver lottato per i nostri diritti. Siamo donne, siamo forti e dovete accettarlo. Siamo contemporaneamente fragili e vogliamo essere protette. Vogliamo amare, ma vogliamo essere amate, ma mai più accetteremo la violenza, perché l’amore non tollera nessuna forma di violenza. MAI.

Non si può restare indifferenti!

Oggi, alziamo le nostre voci per chi non può farlo. Ma domani, continuiamo a parlare. Perché il vero cambiamento si costruisce nel tempo, nei piccoli gesti quotidiani e nella ferma convinzione che ogni donna abbia il diritto di vivere libera dalla paura.

Oggi, più che mai, non possiamo permetterci di essere spettatori. La violenza contro le donne è una ferita collettiva e ciascuno di noi ha un ruolo da giocare. Può essere una parola di conforto, un gesto di solidarietà o anche semplicemente il rifiuto di restare indifferenti, perché ogni volta che scegliamo di non voltare le spalle, stiamo contribuendo a un cambiamento.

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