"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Arrendersi è una vittoria

Arrendersi non è una sconfitta, ma un atto di coraggio e consapevolezza. In questo scritto, rifletto sul significato profondo della resa, tra parole nate dalla speranza e oggi finalmente credute. Perché imparare a lasciarsi andare può essere il primo vero passo verso la libertà di essere se stessi.

Voglio tornare su questo concetto: arrendersi. L’abbiamo ripescato durante l’ultima presentazione del mio primo romanzo, Posso offrirti un caffè? ad Ascoli Satriano, domenica scorsa.

“Lei ancora non lo sapeva, ma avrebbe imparato che nella vita per vincere, a volte, c’è bisogno di arrendersi, che per spiccare il volo, bisogna prima saper volare basso, per saper riuscire a frenare quando necessario, quando voli alto tra le nuvole e vuoi planare. Perché a volte la vittoria sta nell’arrendersi alle proprie debolezze, per tornare a respirare e a essere leggera, facendo evaporare quella nuvola colma di gocce infinitesimali di ansia. Insomma, sarebbe piovuto tanto, proprio come faceva quella sera, ma sapeva che prima o poi sarebbe rispuntato il sole.”

Riascoltare le parole che ho scritto anni e anni fa, quando ero tutt’altra persona, quando cercavo risposte alle mie domande silenziose, che forse nemmeno sapevo di avere, mi fatto aggrovigliare un nodo in gola. Sentirle pronunciare da una voce non mia, che sensazione strana: la mia storia, le mie parole, raccontate da un’altra bocca, da altre labbra, da un’altra voce. E quindi trasferimento, traslazione. Questa storia non è solo la mia storia, Ines non sono solo io.

Alcune riflessioni presenti nel mio romanzo, ma anche al di fuori di quello, anche sui miei canali social, non sono totalmente convinti. Non lo nego: molte volte, mi è capitato di scrivere più che per averci creduto davvero, quanto per l’averci sperato davvero. E quindi sì, non ero convinta di quello che stavo scrivendo in questo paragrafo. E infatti Ines “non lo sapeva”. Ora lo sa, ma prima decisamente no. Come non lo sapevo io.

Non lo sapevo che arrendersi è una vittoria

Che chissà perché in questa parola – da sempre – ci vediamo solo guerre perse, rinunce e sconfitte. Ma “arrendersi” ha un accezione positiva a cui non pensiamo mai, forse perché ci è ancora una volta da sempre stato inculcato che desistere, rimandare, demordere, lasciare perdere, lasciare andare, sia da deboli.

E anche se fosse? Dove starebbe il problema a mostrarsi fragili rispetto a qualcosa? Davanti a qualcuno? Le fragilità sono il nostro punto di forza più grande: sono quelle a formare il carattere, sono quelle che attraggono cose, situazioni, esperienze, possibilità di nuovi futuri, persone perfettamente allineate a te.

E allora non vergognarti delle tue debolezze e delle tue fragilità, non farlo. Prendine consapevolezza. Questo vuol dire accettare la resa. Fa tutto parte del processo: accettarle, attraversale, vivile e inizia a parlare e sentire la resa come una vittoria, non come una sconfitta.

Impara a riscoprire la bellezza della resa

Che arrendersi, poi – quando da speranza è diventata convinzione e credenza – ho scoperto essere bellissimo. 

Mi sono arresa e ho finalmente detto tanti “no” a chi era abituato a ricevere miei sì, anche quando non erano sì, ma solo per senso del dovere, solo per non ferire. Mi sono arresa e ho detto “sì” senza pensarci troppo, senza aver paura, buttandomi un po’ di più, vivendo un po’ di più. Mi sono arresa all’amore per me stessa: sono tornata a fare ciò che ho voglia di fare, a darmi tempo, senza per forza dover far tutto, subito e comunque.

Perché non è vero che va fatto tutto “nonostante tutto”, ma solo se ti va di farlo, se ti senti di farlo. Basta con questo “nonostante tutto”. Te la senti? Vuoi farlo? Vuoi viverlo? Vuoi emozionarti? Vuoi rimandare? Vuoi aspettare? Vuoi tardare? Vuoi anticipare? Fallo. Arrenditi. Non uniformarti. Non omologarti. Sii te stesso, arrenditi. Non sei quello che la società vuole che tu sia. Sei tu. E sei meravigliosamente tu.

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