Non ero convinta. Lo dico subito. Le prime pagine mi hanno fatto pensare che mi sarei ritrovata a inseguire drammi e sguardi ammiccanti in stile telenovela spagnola — di quelle che mia nonna guardava con un fazzoletto in mano e il volume troppo alto. E invece no, o quasi.
La trama di Bel-Ami
Bel-Ami è un romanzo che si legge con sorprendente facilità e forse è proprio questo il suo “tranello”: ti porta dentro una Parigi di fine Ottocento con abiti eleganti, salotti pieni di profumo e parole bisbigliate dietro i ventagli. Ma sotto la superficie c’è tutto il disincanto possibile e tanta fame di potere, di denaro, di scalata sociale. E sì, anche di corpi.
Georges Duroy, il protagonista, è il classico tipo che probabilmente nella vita reale mi sarebbe stato ampiamente… antipatico. Tra le pagine, invece, forse anche per via del modo di scrivere di Maupassant, è diventato affascinante nella sua amoralità lucida, nei suoi colpi di fortuna trasformati in successo, nel modo in cui conquista più con l’astuzia che con l’intelletto posizioni, donne, vantaggi. Affascinante tra le pagine, cordialmente allontanato dalla mia vista e della mia parola per gli stessi identici motivi: l’astuzia in un uomo mi fa paura, mi affascina l’intelligenza, chi usa bene la parole e chi racconta storie, vere e semplici.
Cosa ne penso
Insomma, questo romanzo è stato un po’ Gossip Girl, un po’ House of Cards, con la penna di Maupassant che non lascia spazio a sentimentalismi. Tutto è potere, tutto è calcolo e contemporaneamente tutto… profondamente attuale, se ci pensiamo.
Non è un romanzo che rientra nei miei gusti abituali: mi sono mancati i traumi irrisolti, le frasi sottolineate con il mio Giotto Verde 18 e i personaggi che si fanno domande troppo grandi per risposte semplici. C’è da dire però che Bel-Ami non pretende di salvarti: vuole solo mostrarti come si sopravvive e spesso, si sopravvive peggio di quanto si creda.
Allora, alla fine, mi sono ritrovata ad aspettare la prossima mossa di Georges come si fa con una serie tv: “vediamo chi conquisterà adesso”. È un romanzo che intrattiene, ecco, ma che non mi ha lascia niente. Vale comunque sempre la pena leggere. Sempre.



