Ci sono dei gesti che compiamo senza rendercene conto. “Ho chiuso la porta di casa?“, io me lo domando spesso quando esco ed è così che, dopo esser scesa a piano terra, risalgo due piani per controllare se effettivamente l’ho chiusa. Compio questo gesto, almeno tre volte, non sempre, ma la maggior parte delle volte sì.
A volte, le cerco per ore, per poi ricordarmi di averle lasciate nel taschino esterno della borsa indossata il giorno precedente. Quando mi dò della scema dopo averle recuperate e vado via sgattaiolando verso la porta facendole saltellare nella mano destra, mi ripeto “queste sono le mie chiavi”. Sì, ho le chiavi di casa, ho una sicurezza ben precisa in mano, la possibilità di uscire a scoprire il mondo e la fortuna di poter tornare lì dove il corpo e la mente riposano e quella di godere di ogni sfumatura della libertà.
Ci pensi mai a quanto diamo per scontate queste cose? Io ci penso ogni volta dopo essermi lamentata di qualcosa che ho, che non ho, che mi è successa o meno.
La casa di Miss I., Mr R. e del piccolo principe G
Ci sono cose che accadono in ognuna delle nostre vite che sembra quasi arrivino per dare delle risposte alle domande silenziose che teniamo custodite nella mente e che non abbiamo il coraggio di fare ad alta voce.
Tipo quella che sto per raccontarvi. Ho conosciuto Miss. I, quest’anno, una bella donna con tutte le curve al posto giusto, quella più bella proprio sul viso, sotto al naso. Io un po’ l’avevo capito che quella era la maschera di una supereroina indossata per celare i problemi davanti al proprio bambino. L’avevo capito, ma ho conservato dentro di me il beneficio del dubbio. È stata poi lei a raccontarmi del costume e del mantello che indossa ogni mattina e che si concede di togliere solo la notte, stanca, prima di andare a chiudere gli occhi, accanto a Mr. R.
Anche lui, Mr. R, mi ha raccontato la sua vita. Del suo paese natio nel Sud America, del dolore nel lasciarlo per salvarsi e per andar a cercare un po’ di pace per se stesso e per la propria famiglia. Soprattutto per lui, il piccolo G. Lui, questo piccolo principe, mi ha rubato il cuore. Ha saputo farmi innamorare della sua ricchezza d’animo. Questo piccolo principe di 5 anni possiede tutte le parole del mondo e una creatività grande quanto l’universo e tutte le sue stelle.
Vieni a casa per un pigiama party?
Dire “vivono” è un parolone. “Abitano” di fronte casa mia e sono in Italia da gennaio. Tra difficoltà, peripezie e problemi con documenti, hanno sempre fatto difficoltà per la ricerca di una casa in affitto. Taglio corto su quest’ultimo argomento, ma pensare alle difficoltà che hanno letteralmente attraversato lasciandosi dilaniare lentamente dalla burocrazia, mentre un piccolo principe chiede “per piacere, vieni a casa per un pigiama party?”, mi fa sentire terribilmente impotente. “Ingrata”, mi dico, ripensando a tutte le lamentele che sono uscite dalla mia bocca. Che sarà mai, se excel non ti sputa fuori i dati che servono per completare quell’analisi. Fuori si fanno i conti per davvero con le difficoltà della vita, quelle serie, non quelle che si incasellano nelle celle di un file .number o .xls che sia. Lì il risultato è certo: #VALORE!
Crisi abitativa: la casa è privilegio in un mondo a tetto scoperto
La crisi abitativa globale è una realtà allarmante, con circa 150 milioni di persone senza casa e oltre 1,6 miliardi costrette a vivere in alloggi inadeguati. In Italia, il numero di senzatetto ha superato le 55.000 persone, un dato in crescita negli ultimi anni. Negli Stati Uniti, il 2023 ha registrato un aumento significativo del 12% nel numero di persone senza fissa dimora, portando il totale a oltre 653.000 individui, il numero più alto mai registrato dal 2007. Questo aumento è dovuto, in parte, alla fine delle misure di sostegno legate alla pandemia e alla crescente crisi degli alloggi a prezzi accessibili. Questi numeri evidenziano quanto sia diventato difficile, per molte persone, accedere a un bene fondamentale come una casa, rendendola un lusso irraggiungibile per troppi (GCELT) (National Alliance to End Homelessness) (Our World in Data).
Mani protese
Che sia per Miss I., Mr. R e il piccolo G. o che sia per qualsiasi altra famiglia in difficoltà nella ricerca di un lavoro ben retribuito senza essere sfruttati e di una casa, un aiuto esterno diventa un tasto pausa al continuo spandersi a destra e a manca in cerca di soluzioni. Per fortuna, ci sono persone empatiche, persone pronte a protendere le mani per rendersi utili, grati e consapevoli della propria fortuna, quella di essere nato, ad esempio, nel lato meno sbagliato del mondo, nonostante tutto.
E mi trovo quindi a dire, per fortuna, ci sono organizzazioni e associazioni che forniscono rifugi temporanei, altre che si impegnano anche in programmi di reinserimento sociale, assistenza psicologica, e formazione professionale per aiutare queste persone a ritrovare una stabilità. Nonostante queste iniziative, la mancanza di fondi e il sovraccarico di richieste fanno sì che l’impatto complessivo sia spesso insufficiente a contrastare le cause profonde della crisi.
Per quanto ben intenzionate, spesso organizzazioni e associazioni però si trovano a tamponare emergenze piuttosto che affrontare le cause strutturali della povertà e dell’ineguaglianza abitativa. Senza un adeguato sostegno governativo, queste organizzazioni rischiano di essere un palliativo, incapaci di apportare cambiamenti sistemici senza idonei strumenti. Una soluzione efficace richiede un approccio coordinato che coinvolga anche enti governativi, comunità locali e il settore privato. La crisi abitativa è un problema complesso che richiede risposte altrettanto complesse, in cui ogni attore deve svolgere il proprio ruolo in modo complementare.
È la gratitudine che dà misura alle cose e rende riconoscibili quelle realmente importanti
Sicura, accogliente, dolce, profumata. Sono tutti aggettivi che potremmo dare a una casa, ma se ci pensi un po’, anche alle persone. E per fortuna, molte persone sanno essere “casa”, grazie ai gesti gentili, il tempo dedicato, il saper guardare con gli occhi dell’altro, immedesimandosi. È così che accade la magia: la gentilezza si fa concreta, declinandosi in azioni reali, visibili e udibili.
Di persone così, per fortuna, ne ho conosciute tantissime e sono grata del fatto che i miei valori si siano perfettamente allineati con le persone che ho incontrato e scelto, quelle che mi stanno accanto.
Mentre scrivo questo articolo, spero nella pioggia in queste giornate caldissime e umide da togliere il fiato. Posso sperare nella pioggia, perché ho un tetto sulla testa a proteggermi dai fulmini e so che, anche se non pioverà, anche il caldo non sarà poi così caldo come lo sarebbe senza un tetto sulla testa. Ho pure il ventilatore attaccato alla spina, che ruota a destra e a sinistra mentre io scrivo questo articolo, comodamente distesa sul letto, in pausa, durante le ferie, dopo pranzo. Un fatto semplice quello appena descritto, che non può davvero farti balenare nella testa una qualsiasi lamentela, non può proprio, capito? Non puoi e non devi lamentarti, perché in questa frase, in questa descrizione, c’è tutta la fortuna possibile e contemporaneamente il senso di impotenza di chi è da questo lato dello schermo che trasmette tg, da questo lato delle parole lette su un giornale qualsiasi che raccontano storie di guerra, fame e povertà.
Quando esci al mattino e torni a casa la sera
Facci caso, ora. Quando esci al mattino, con mille pensieri su cosa farai della tua giornata. Facci caso, ora. A quando allunghi banconote per pagarti la spesa, perché puoi pagartela. A quando vai a una visita medica, perché puoi servirtene. Facci caso, ora. Quando rientri a casa, stanco dalla giornata con il solo desiderio di far sprofondare i muscoli nel materasso e la testa nel cuscino. Alla pasta riposta perfettamente nella dispensa e frutta e formaggi nel frigo, al pigiama caldo sul termosifone o al refrigerio che hai in camera col condizionatore acceso.
Facci caso, ora. Stenditi, tieni la testa puntata verso l’alto. Il soffitto sembra più dolce, anche se ingiusto, più sicuro, nonostante l’irresolutezza in cui tutti gli altri annaspano, annegano. E tu, ora che ci hai fatto caso, non sei più consapevole della tua fortuna? Non sei più grato? Facci caso, ora.
“Mi lamentavo di non avere scarpe finché non ho incontrato un uomo che non aveva piedi.”
– Confucio



