Le ho pensate come una lettera al tempo, queste parole che trascrivo su uno schermo bianco in pausa pranzo. Mi rendo conto che sono qui a scriverle a 30 anni. 30 anni, compiuti proprio ieri. Quindi è davvero passata? È davvero passata l’agitazione che avevo di festeggiare, la stessa che avevo perché speravo andasse tutto come doveva? È davvero passata quella strana sensazione di essere per poche ore al centro dell’attenzione delle tue persone, poche, ma dall’anima buona?
Sì, è passata. Anche quest’anno, un nuovo compleanno.
Con i compleanni ho sempre avuto un rapporto particolare. Non ne ho festeggiati parecchi, se non con la mia famiglia. E questo mi bastava. Negli anni, ho capito come i compleanni siano il capodanno della vita che ogni anno torna a farti rinascere, perché si rinasce davvero solo al proprio compleanno, mai “all’anno nuovo”, mai “dal 1 settembre”. Un appuntamento con se stessi.
Ai compleanni, di qualsiasi età si stia parlando, si scoprono ogni volta parti di se stessi che non pensavamo di avere, capiamo il valore delle piccole cose, delle persone che scelgono di starti accanto un nuovo anno, delle persone che ti dedicano attenzione e ti regalano la propria presenza. Non a caso “presente” è sinonimo di “regalo” e viceversa.
I sogni son desideri di felicità
A 30 anni mi domando: chi sono diventata? Sono quella che sarei voluta essere? La risposta è no e lo sarà sempre. Perché da piccoli pensiamo alla vita come una pellicola cinematografica dal lieto fine. Perché da piccoli, immaginiamo – come ho fatto io – che la vita sia un percorso senza intralci, addirittura, dritta, come la Route 66 americana, l’autostrada federale statunitense. Perché da piccoli, immaginiamo la vita come un casa vista mare, dalle finestre ampie vetrate, dalle quali affacciarsi e ammirare solo la meraviglia delle albe e dei tramonti su uno specchio d’acqua. Da piccoli, ci immaginiamo il collage (sì, il collage, non la scuola, non le superiori, ma il collage, perché siamo abituati a O.C. e a Una mamma per amica e a Gossip Girl). Immaginiamo di fare mega feste in piscina con tantissimi amici, di trovare l’amore della vita ai 18, sposarsi ai 20, 22 forse? Figli, sicuramente bellissimi e sani, uno stipendio fisso e alto, una casa grande e bellissima.
Consapevolezza


La verità è che la vita non è la Route 66. La vita, piuttosto, è la Lombard street di San Francisco, la strada con più curve al mondo. Pensate che in soli 400 metri ha 8 ripidi tornanti e che la velocità massima consentita è di 8 km/h. È proprio così la vita: pensiamo di poter andare veloci come dei missili nelle cose, nelle esperienze, nei rapporti, in qualsiasi cosa, ma in realtà la vita è saper calibrare la velocità, è rallentare, valutare, ponderare. Ci mettiamo tempo a scegliere la persona con cui stare perché non vogliamo soffrire. Ci mettiamo tempo a studiare e a trovare un lavoro, perché per noi vuol dire molto di più: vuol dire trovare il nostro posto nel mondo, vuol dire non ridursi ad accettare la qualunque pur di sopravvivere. Ci mettiamo tempo a trovare casa perché abbiamo paura dei mutui, perché non vogliamo lavorare per pagare solo il mutuo, vogliamo lavorare per poterci permettere di tornare a casa, di saperla lì, la propria casa, pronta ad aspettarci dopo aver fatto (e quindi senza mai privarsene) esperienze, viaggi, concerti.
Ci mettiamo tempo, perché non vogliamo perderne altro.
Sì, perché sappiamo che nella vita ci saranno quelle curve che prenderemo in pieno, sappiamo che ci vuole tempo a rimettersi in carreggiata per continuare il proprio percorso, qualsiasi sia la meta. Lo sappiamo, perché lo abbiamo già fatto e chissà quanti ostacoli incontreremo, quanti errori commetteremo.
Ma quanto è bello farlo senza pesi sul cuore? Che impulso e istinto fanno bene alla mente, ma al cuore serve stabilità. Serve stabilità, sapersi per sapere, conoscersi per conoscere, essere leggeri per non avere pesi e per volare meglio verso cose nuove.
Pretendete da voi stessi, ma non torturatevi
Ecco allora che è necessario per il proprio benessere mentale non lasciarsi andare. È necesarrio avere le mani dritte sul volante, pur sapendo che ci saranno curve, che a volte si può anche uscire fuori strada o forare una gomma, che – perché no – fermarsi alla piazzola di sosta e godersi il panorama sul verde, immaginando cose, costruendo sogni e rallentare, andar piano, valutare, ponderare le proprie scelte. Ma non torturiamoci, ve ne prego. Non torturiamoci se a 30 anni non abbiamo ancora fatto quel passo o quell’altro, se ancora non abbiamo fatto quello che la società ci impone di fare.

Stiamo vivendo, stiamo percorrendo la nostra strada, con i nostri tempi, con le nostre sbandate a volte, ma noi la strada la conosciamo. Noi sappiamo dove dobbiamo andare. Ci saranno salite, sì, ma anche discese prima e rettilinei dopo.



