Ciao Giulia,
non so perché, ma mi sembra quasi di conoscerti e penso che questa sia una cosa che tutte le donne del tuo Paese sentano. Forse perché hanno un’amica a cui somigli, una sorella, una cugina. E se quella persona a cui somigli forse non ce l’hanno, forse è perché quella persona sono proprio loro, siamo noi, sono io. Senza nemmeno saperlo.
Penso alle tue guance Giulia, a quanto avrei voluto vederle al TG diventare rosse dall’emozione sentirle raccontare che quello che avevi in mente non era assolutamente far spaventar tuo padre e tua sorella, ne tanto meno che diventasse di dominio nazionale. Avrei voluto sentire quelle guance dire che tu volevi solo vivere l’amore come lo avevi sempre sentito cantare nelle canzoni dei tuoi cantanti preferiti o dei film che ti hanno fatto commuovere, che volevi solo vivere un’avventura. Avrei voluto che i tuoi occhi stretti in un sorriso potessero parlare dei tuoi progetti futuri, di quelli che mai nessuno avrebbe dovuto ostacolare. Ridi così naturalmente, sorridi così genuinamente, che i tuoi occhi diventano fessure e le tue pupille invisibili. Come avrei voluto che le avessi tenute nascoste ancora un po’.
Avrei voluto abbracciare insieme a te gli alberi, Giulia, farmi insegnare da te la semplicità, la purezza, la leggerezza. Avrei voluto condividere con te l’ingenuità e la profondità. Avrei voluto sentire il vento con te e non curarmi del trucco o di come stessero i capelli prima di una foto. Avrei voluto che di rosso ci fosse solo il tuo vestito, le rose e le bacche nella tua corona d’alloro.
Seduta a quattro di bastoni, pensando a te, a quello che saresti stata, che indubbiamente sei stata, ma che non sai di essere ora. Rifletto su quanto silenziosamente e nell’ombra molti di quelli che sono nati come nidi d’amore, oggi, sono gabbie vestite d’odio, soprusi, brutalità, ferocia e maltrattamenti. Quest’anno, il tuo nido d’amore è stato la 105esima gabbia.
Anche la tua, una gabbia di spinte, di privazioni, di gelosie malate, di sguardi possessivi, di controllo. Avrei voluto che non fossi anche tu, in gabbia, che non fossi l’ennesima, che non ce ne fossero più di gabbie, che ne abbiamo già avute tante e troppe, che pesano sul cuore, che fanno male. Che di violenza, in ogni suo genere, che di appellativi, “apprezzamenti” spinti e sporchi, di discriminazioni sociali e lavorative ne abbiamo fin sopra i capelli.
Lo hai sentito tutto il rumore che hanno fatto per te, Giulia? A urlare basta e a sbattere i piedi non erano solo le donne maltrattate, violentate, derise, tradite, condannate, avvelenate, incendiate, aggredite, ammutolite di cui è pieno il mondo ogni giorno. La violenza è diventata quotidianità, il male la normalità.
È che non ne possiamo più di sentirci dire che dobbiamo denunciare, ma vorremmo piuttosto che siano gli uomini a imparare a rispettarci, perché denunciare è sì giusto, ma che se lo Stato non ci sta accanto e non ci tutela, denunciare diventa pericoloso. È che non ne ce la facciamo più a dire sempre “sì”, vogliamo sentirci libere di dire ache noi “no”, che vorremmo anche noi lasciare l’altro senza avere paura che quella scelta ci si ritorci contro.
È che vorrei che ora basta, basta davvero, che gli uomini imparassero la differenza tra amore e possesso, tra amore e gelosia malata. Vorrei vivere in un mondo in cui non si debba tenere il conto delle donne uccise da inizio anno. Vorrei vivere in un mondo in cui i maschi siano Uomini e invece mi ritrovo solo a pensare a quanta violenza ci sia nella superficialità di alcuni gesti e quanta superficialità ci sia in tutti i gesti violenti.
Tu lo sai, Giulia, ma loro no. E allora vorrei tanto dire che certi uomini non sapranno mai che l’amore è la cosa più bella che una donna può donare loro e no, non lo immaginano nemmeno. Ed è allo stesso tempo, la cosa più bella che possono (che potete) donarci.
E che possono toccarci, ma come toccassero un fiore. Possono toccarci, ma con i fiori. Perché non è vero che le donne non vanno toccate nemmeno con un fiore. Le donne vanno toccate con tutti i fiori che vogliono, dalle primule di settembre ai fiori di lino e con tutti i baci che vogliono e con tutte le carezze e i profumi e con le lenzuola, mentre ci coprono di notte, perché ci volete proteggere, non ammazzare.
Perché ci amate. Perché, Giulia, l’amore non tollera nessuna forma di violenza. MAI.



