"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Natale, nostalgia e malinconia

Una passeggiata tra luci natalizie e ricordi, tra nostalgia e malinconia che ogni dicembre tornano a farsi sentire. Non è solo questione di addobbi o regali, ma di emozioni che cambiano con il tempo. Perché col crescere, a Natale, non desideriamo più cose, ma esperienze e autenticità.

Ho visto fili di luci spente tendere da una parte all’altra della piazza, senza magia, forse perché a rendere speciale la luce è il buio e quindi di giorno non ci aspettiamo nulla. E allora ho aspettato le cinque perché calasse il buio che in estate, prima delle nove, non si vede.

Erano i primi sabato del mese e mi sono presa il lusso di uscire a fare una camminata alla ricerca di nuovi dettagli della mia città a cui non avevo ancora fatto caso, ma che sono sempre stati lì. Credo che sia perché abbiamo bisogno, a volte, di essere predisposti a quel dettaglio.

C’era gente in giro che camminava veloce sbattendo, a volte, le gambe contro le proprie buste bianche e rosse: ho immaginato i più svariati regali lì dentro contenuti e anche a chi quelli erano destinati. Ho respirato l’aria di natale che quelle persone si portavano dietro come fosse la scia di un profumo forte che si indossa puntualmente prima di uscire. Volevo farla mia, forse perché quest’anno mi è difficile sentirla.

I negozi con le lucine fuori, le farmacie e le porte delle case con la ghirlanda fuori, alcuni anche con il vischio. Addobbi e gente in festa, il consuetudinario per non dire scontato Michael Bublé che si alterna con Mariah Carey e Frank Sinatra. Non so perché, ma tutta questa gioia che esplode a Natale, tra i sorrisi dei più grandi che tornano a essere genuini come quelli dei più piccoli mi mette un po’ di malinconia.

Vale lo stesso anche senza l’albero?

L’anno in cui è venuto a mancare mio nonno non abbiamo fatto l’albero di Natale e, se non ricordo male, da quell’anno non l’abbiamo più fatto. Se il primo anno era per rispettare il lutto, gli anni a seguire era una scusa: abbiamo smesso di farlo, perché quel “abbiamo” in realtà era puntualmente coniugato al singolare…”Ha”, perché a farlo era sempre e solo mia madre. Un po’ lamentava la stanchezza, i dolori alla schiena e la fatica di montarlo e smontarlo, un po’ credo che anche lei abbia smesso di credere alla magia del Natale. Si è inventata un albero tutto suo: una bottiglia di vetro più alta del normale dalla forma triangolare che riempie di luci natalizie; l’idea ci è piaciuta subito e ha preso il posto delle foglie di plastica e delle palline colorate da quell’anno in poi.

Non è la stessa cosa, ma quelle lucine che si accendono e si spengono a intermittenza fanno sempre lo stesso effetto a me che le guardo nell’angolo in fondo alla stanza dal divano. “Accendiamo l’albero” e tutto d’un tratto sento nostalgia e malinconia.

Natale tra nostalgia e malinconia

Luci accese, nostalgia: riaffiorano alla mente come una carezza ricordi di me bambina, di me adolescente, di me senza pensieri pesanti, solo tanta leggerezza sul cuore. Luci spente, malinconia. Victor Hugo diceva che

la malinconia è “la gioia di sentirsi tristi”

Che strano, questo sentimento (?), quest’emozione (?). Malinconia. Non la si comprende mai del tutto e la sensazione, probabilmente, è proprio quella descritta da Victor Hugo: non siamo tristi, ma ci sentiamo incompleti, sentiamo profonda la mancanza di qualcosa e se dovessero chiederci cosa non sapremmo rispondere.

Ti accorgi di essere cresciuta quando a Natale desideri le persone e non le cose.

È una frase che ho letto da qualche parte, non ricordo dove, riproposta quasi ogni anno da persone nuove che crescendo hanno capito il significato di questa frase. Io la riproposi sui miei canali social con una foto del mio albero di natale illuminato, alla sera, nel 2016. Non so a chi mi riferissi, ma sicuramente so che a mancarmi era una persona e so che mi mancava amare e sentirmi amata. Quando ho condiviso questa frase però penso che mi riferissi a diverse persone, da lui ai compagni di serata agli amici lontani.

E poi si cresce ancora e le persone non le desideri più, perché crescendo hai capito il valore che hanno le persone, che alcune vengono e altre vanno via, ma soprattutto che poche restano e negli anni, crescendo, a Natale ti bastano le persone che hai scelto e che soprattutto ti hanno scelta.

Quella nostalgia resta e anche la malinconia, ma non desideri più le persone: desideri esperienze, rivoluzionare la tua vita, prendere aerei, ricominciare da capo tutto, salpare oceani, conoscere nuove lingue e nuove tradizioni, rallentare il tempo, vivere nuove vite, cancellare la monotonia e conoscere appieno il mondo in tutta la sua bellezza, tornare a imparare a meravigliarsi.

A volte vorrei scrollarla di dosso questa malinconia, ma poi penso che è la stessa che muove ogni anno desideri diversi: prima le cose, poi le persone, ora le esperienze. Chissà cosa porterà il prossimo anno, chissà per cosa proverò nostalgia e chissà se tornerà la malinconia o sentirò in cuor mio di aver colmato tutti i miei desideri e che dentro di me non c’è più spazio per la malinconia.

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