"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

“L’ultimo segreto” di Dan Brown è un labirinto tra fede e scienza {libri}

Una lettura intensa e coinvolgente che mi ha riportata, in un certo senso, tra i banchi universitari e dentro le atmosfere tipiche dei romanzi di Dan Brown. L’ultimo segreto è un thriller che unisce simbologia, scienza e tecnologia, tenendoti costantemente in bilico tra ciò che sai e ciò che credi di aver capito. Tra ritmo incalzante, colpi di scena e riflessioni profonde, è uno di quei libri che ti fanno sentire sempre un passo indietro e che, una volta chiusi, continuano a farti pensare.

Leggo Dan Brown da quando sono piccola. Travolta da Il codice Da Vinci, non ho potuto fare a meno di leggere tutti gli altri suoi libri. Ogni volta mi rapisce e mi porta dentro le sue storie con una tale facilità che ne resto ammaliata.

È per questo che l’ho scelto come regalo di Natale per mio padre… per leggerlo anche io dopo! Ed eccoci qui, al termine di queste 800 pagine a recensire questa nuova avventura di Robert Langdon (che per me è e resterà per sempre Tom Hanks).

La trama de L’ultimo Segreto di Dan Brown: tra codici e ombre

Tutto ha inizio quando Robert Langdon viene invitato a Praga da Katherine Solomon – che abbiamo già imparato a conoscere ne Il Simbolo Perduto – per partecipare a una conferenza destinata a rivoluzionare la nostra comprensione della mente umana. Ma l’entusiasmo svanisce in un istante: Katherine scompare nel nulla, lasciando dietro di sé una stanza d’albergo in perfetto ordine e nessun segno di lotta. Per ritrovarla, Langdon deve immergersi nelle leggende della “città magica”, tra i segreti degli alchimisti di Rodolfo II e l’ombra ancestrale del Golem. In una corsa contro il tempo che tocca la Cattedrale di San Vito e il Ponte Carlo, il professore dovrà affrontare un’organizzazione occulta che da secoli protegge una verità sconvolgente sulla coscienza. Non è solo una ricerca per salvare un’amica, ma una sfida intellettuale che mette a nudo il confine tra l’intelligenza artificiale e la scintilla divina che chiamiamo anima.

Perché mi ha letteralmente stregata

Brown non si limita mai a giocare con la simbologia, ma scava sempre in quella crepa sottile e affascinante che separa ciò che crediamo da ciò che sappiamo. In questo suo ultimo romanzo, ancor di più. L’ho trovato, infatti, molto intelligente (non che gli altri non lo siano), ma mettere insieme tecnologia, scienza e simbologia in un thriller non è da e per tutti.

Sarà che, insieme a Donato Carrisi, è tra i miei autori di thriller preferiti (trovo che siano l’uno l’alter ego dell’altro. Nemmeno a farlo a posta, hanno lo stesso nome; ci avevi fatto caso?), ma io, nella sua scrittura, ci vedo una capacità allucinante di dare ritmo incalzante a tutta la storia, capitolo dopo capitolo. In più, mentre leggevo, immedesimarsi era davvero facile: sono riuscita a sentire l’odore dell’argilla, il freddo del marmo delle chiese, persino il profumo della carta dei manoscritti polverosi.

Di questo romanzo ho apprezzato tantissimo:

  • la capacità di Dan Brown di riuscire a intrecciare con maestria enigmi rinascimentali a tecnologie innovative, rendendo tutto così futuristico e allo stesso tempo pregno di storia e leggende
  • la capacità di indurmi a essere curiosa, il fatto di riportarmi a essere una studentessa universitaria (anche se di un’altra facoltà) che sottolinea e fa ricerche su Google per capirci meglio di medicina, biotecnologie, neurologia, noetica, chimica, architettura, filosofia, ommioddio, ma esiste un’università che parla di tutte queste cose?
  • l’umanità dei personaggi, costringendoti a riflettere e a guardare oltre i “cattivi” più imperscrutabili.

La sensazione di essere sempre un passo indietro

La cosa che mi ha colpito di più è stata questa: la sensazione costante di non sapere mai abbastanza. Ogni volta che pensi di aver capito qualcosa, il romanzo cambia direzione. Ogni certezza viene smontata, ogni risposta apre una domanda nuova e tu resti lì, dentro la storia, a rincorrere verità che sembrano sempre a un passo da te.

È un gioco continuo tra autore e lettore. E, lo ammetto, Dan Brown fa scacco matto ogni volta.

Mentre le pagine scorrono, ti accorgi che stai mettendo in discussione il modo in cui guardi il mondo. Perché se è vero che la storia è fatta di fatti, è anche vero che spesso è raccontata da chi ha il potere di farlo e allora il dubbio diventa inevitabile.

Se amate gli enigmi che profumano di storia e i colpi di scena che vi tolgono il fiato, questo romanzo è una tappa obbligatoria. Dan Brown mi ha regalato ore di pura evasione, ma anche spunti di riflessione che sto ancora metabolizzando, tra un caffè e un pensiero rivolto a quei codici ancora da decifrare.

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