"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Connessioni umane: siamo più legati di quanto crediamo

Ho fatto una camminata alle prime luci dell'alba: è stato il punto di partenza per riflettere sulle connessioni invisibili tra le persone, quei legami silenziosi che ci fanno sentire vicini anche a distanza, come se il mondo fosse attraversato da pensieri che si incontrano senza bisogno di parole.

Il mercoledì è il mio giorno di rest dagli allenamenti o, almeno, dovrebbe esserlo. Quando i legamenti del mio ginocchio erano più clementi con la mia vita, correvo. Con le temperature basse di questo inverno, per preservare un po’ la mia salute, cagionevole come sono, ho preferito per molti di quei mercoledì restare sotto le coperte calde. Ho ripreso con i mercoledì fuori da metà gennaio, quando hai 2-3 gradi, se ne sono aggiunti almeno altri 5-6. Ma non corro più, almeno per ora. Cammino. Tanto.

Cammino piano, senza cronometro, senza obiettivi da battere, fino a quando i muscoli riescono: hanno memoria, loro, mentre si destrano tra una strada e l’altra, tra asfalto e terriccio, pianura, salite e discese. Sì, perché non è un allenamento questo. È un momento per me, per svegliarmi, ricaricaricarmi, per scacciare pensieri, crearne altri: solo passi, solo respiri.

Stavo camminando quando un pensiero mi è corso nella mente per poi fermarsi a guardare l’orizzonte insieme a me. Le luci dei piccoli Comuni accanto al mio erano ancora accese, sospese tra le ultime ore buie e le prime ore di luce, quelle del mattino. In quello strano silenzio impreziosito dalle note musicali che confluivano nel mio corpo passando dalle orecchie, in quell’attimo che non è più notte, ma non è ancora vita piena, ho iniziato a pensare alle connessioni tra noi e il resto del mondo. Come fili invisibili, non si spiegano, ma le sentiamo, le percepiamo.

Come quando pensi forte a una persona e lei lo sente e viceversa

A chilometri di distanza, senza stare nella stessa stanza, senza neanche parlasi a volte, sento l’intensità di quel pensiero così simile al mio e accade quella cosa strana. Quella sensazione forte che chiamiamo “connessione” che sento quando penso forte a qualcuno e quello poi mi scrive, quando sto per dire una frase e quella persona la dice al posto mio o nello stesso istante.

Sono potenti, le connessioni: funzionano anche a distanza, quando l’altro non parla, non scrive, quando non lo vedi. Eppure lo percepisci, lo senti. Lo senti in un punto indefinito tra polmoni e stomaco per poi farsi pensiero chiaro e definito.

Siamo più legati di quanto crediamo

Semplice averle, le connessioni, dico, quando con l’altro hai un rapporto, quando quella persona la conosci, le vuoi bene, la ami, quando con l’altro condividi ricordi, momenti di vita, esperienze e valori. Non è assolutamente una cosa scontata, mai sia darla per tale, non lo è affatto.

Ma siamo fatti di energia e della stessa sostanza delle stelle, siamo connessi con l’universo e con tutto ciò che gli appartiene. E oggi, guardando le luci all’orizzonte, ho pensato se, in quel Comune così vicino e così lontano allo stesso tempo, ci fosse qualcuno che stesse camminando come me e si stesse ponendo le stesse domande. Esiste? Lo fa? E se esiste, chissà se sta guardando anche lei o anche lui questo cielo buio che si è fatto rosa alle prime ore del mattino, se prova le stesse mie emozioni nel vedere le sfumature di quei colori, se ha anche lei-lui le mani fredde, il vento sulla pelle, la voglia di caffè e di una doccia calda. Ci stiamo interrogando sulle stesse cose? Sul senso delle connessioni, degli incastri invisibili che tengono insieme il mondo?

Secondo me, sì, esiste. Secondo me, sì, se le pone anche lui, anche lei queste domande, perché dai, lo fai anche tu. E lo fai perché siamo più simili di quanto crediamo, molto più collegati di quanto ammettiamo.

Vite che scorrono in parallelo… fino a quando non si intersecano!

Come se vivessimo su binari paralleli, viviamo, vediamo e sentiamo cose come gli altri, a volte sono persino le stesse. E sì, quelle linee parallele potrebbero anche intersecarsi prima o poi, come nella geometria proiettiva, anche se quella euclidea non lo vuole accettare, si incontrano e ci incontriamo in qualche modo.

Qualcuno sta vivendo una versione simile delle nostre emozioni, in questo momento, qualcun altro sta aspettando una risposta, c’è ancora chi sta guarendo, chi si sta innamorando, qualcuno che sta perdendo e qualcun altro che sta ricominciando. Siamo sincronizzati. E nella sincronia ci incontriamo, nello stesso modo di essere, nelle stesse storie.

John Donne diceva “nessun uomo è un’isola”.  Facciamo parte del “continente”, poiché siamo tutti interconnessi. Ecco, noi camminiamo, viviamo, pensando di essere delle isole; in realtà, siamo arcipelaghi, siamo mare, siamo agglomerati di terra e mare.

Non siamo mai davvero soli

Quei passi interminabili accumulati dentro a una decina di chilometri sono finiti tutti dentro alle scarpe riposte nella scarpiera a muro della mia stanza. Ecco dove sono finiti quei passi, custoditi e insieme a loro è finita quella camminata. Un tuffo dei pensieri dentro a un caffè, lavando via la stanchezza, rigenerando i muscoli, ricomponendomi per ricominciare. Ma quella sensazione addosso mi è rimasta e voglio andarla a ripescare ogni volta in cui sentirò che “sola” dentro alle cose che mi accadono.

Ogni volta che proverò emozioni forti, le vivrò il doppio consapevole del fatto che le sto condividendo con qualcun altro. Ogni volta che avrò momenti bui, cercherò un motivo in più per uscirne, perché saprò di doverlo fare non solo per me, ma anche per qualcun altro.

Anche quando pensiamo di essere chiusi nella nostra testa, in realtà stiamo dialogando con il mondo. Magari con qualcuno che cammina al mattino presto nella villa del suo Comune, in un’altra città, in un altro Paese e che in quel momento sta pensando “chissà se c’è qualcuno che sta sentendo le stesse cose che sento io”.

La risposta è sì. Molto più spesso di quanto immaginiamo.

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