"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Guerra: impotenza tra bombe e razzi

Ascolto parole e guardo immagini di una guerra senza fine; mi sembra ci sia sempre stata. Io, invece, vorrei solo pace e serenità.

Ascolto parole e guardo immagini di una guerra senza fine. Questa “guerra” mi sembra esserci sempre stata; non ho mai saputo di un tempo senza guerra. È un grigio sfumato intervallato da qualche colore sfumato. Niente da fare, per quanto mi sforzi a ricordare, non riesco a pensare a un tempo in cui tutti i Paesi tendevano le mani, un tempo in cui i bambini giocavano, le donne sorridevano con gli occhi e gli uomini regalavano fiori.

Questi uomini dal cuore arido mi fanno venire l’orticaria, ho il prurito sulla pelle per l’orrore che provo a ogni notizia, a ogni morte straziante che viene raccontata.

Penso alle storie che la guerra sospende

Ogni persona è una penna che scrive nel tempo le più disparate storie. C’è chi ne scrive una sola, chi tantissime. Penso alle storie a metà delle vite spezzate dalla guerra. Quanti esami non dati, quanti progetti non realizzati, quante idee morte, quante di quelle sarebbero potute diventare imprese, quante altre sarebbero potute finire nei libri di storia o di scienze. Quanti amori mai nati, quanti cresciuti e spezzati, quanti non coronati.

Un macigno sul petto mi blocca il respiro pensando a come sarei potuta essere io una di quelle penne. A come a volte mi sembra che mi manchi l’inchiostro, quando in realtà è tutto lì, pronto a scrivere lettere e parole, frasi e paragrafi. Perché non scrivi la tua storia? mi domando, cosa ti frena? Non c’è morte che ti ostacola, “fallo per loro”, “fallo per chi non può più scrivere niente”. Questo mi dico:

Vivi di più, vivi appieno, riempi le pagine vuote che hanno lasciato e fanne una storia di pace.

Basterebbe l’empatia

Mi domando a volte come sarebbero le persone se solo si immedesimassero un po’ di più.

Basterebbe pensare “se fossi l’altro, cosa vorrei che non mi si dicesse? cosa vorrei che non mi si facesse?”. Si chiama rispetto, si chiama empatia. Sembra una cosa fuori dagli schemi, invece è la normalità.

O almeno, dovrebbe esserlo.

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