"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Il mare dentro: la mia salvezza ha il profumo della salsedine

Il mare, da sempre presenza costante nella mia vita, diventa rifugio, compagno, radice e simbolo interiore. Attraverso ricordi, parole scritte e pagine di romanzo, si trasforma in spazio di gratitudine e consapevolezza. Un legame profondo, che oggi non cerca più risposte, ma solo il piacere di restare.

Non so quando sia nata questa connessione. Forse da bambina, quando bastava un secchiello, una conchiglia e una riva tranquilla per essere davvero felice. O forse prima ancora, in qualche momento della mia storia che non so nominare, non so ricordare, ma che so esserci che il mare si è andato infilando nei miei gesti, nella pelle e sotto la pelle, nel mio sangue, in tutto ciò che è andato via e in tutto ciò che è tornato. È sempre stato lì, il mare.

Era dentro i miei giorni bambina, nella me che cresceva e sapeva che prima o poi quelle vacanze tanto lunghe tra Foce Varano e Lido del Sole sarebbero terminate, quando quei posti sono diventati solo lontani ricordi e pochi ritorni. Sì, perché a tornare ci son tornata, poi, ma non era più la stessa cosa: io non ero più la stessa e nemmeno il mare lo era. Quel mare, è stato dentro al primo “amore”, quando forse lo avevo scambiato per altro come si scambiano i costumi dei mercatini a fine estate. Ecco, era più che altro nelle infatuazioni e nei primi baci. Ma era anche nei primi sogni, nei primi libri letti, nelle prime cose scritte e lasciate su un block notes. Il mare c’è stato sempre, mentre diventavo “grande”, nei giorni silenziosi, in cui volevo urlare e in quelli in cui parlavo tanto, ma senza dire niente.

C’è stato nei giorni pieni di risate, di castelli di sabbia, di spalle bruciate, di cocktail in riva al mare e feste sulla spiaggia. C’è stato quando ho scritto Posso offrirti un caffè?, e dentro Posso offrirti un caffè?, non solo come sfondo, ma come luogo emotivo, presenza viva, compagno silenzioso di ogni personaggio. È stato casa per Ines. E, in fondo, lo è anche per me.

Il mare tutto intorno, in tutte le cose

Altro che solo acqua trasparente, onde e salsedine. Il mare è stato il respiro di cui avevo bisogno quando il fiato si spezzava sul diaframma, l’aria che mancava, quando tutto si chiudeva. È stato le parole che non riuscivo a dirmi, quelle che non arrivavano, quelle di cui avevo bisogno.

Ci torno ogni volta che posso, anche solo con lo sguardo. Anche solo per un attimo. Non è importante che il cielo sia sereno o grigio, se ci sono onde o calma piatta. Il mare parla sempre, anche quando tace. E ascoltarlo è diventato un rituale che mi salva, ogni volta.

Nel mio romanzo è lì in ogni pagina, anche quando non viene nominato

C’è quando Ines guarda lontano, nei suoi silenzi, nelle attese. È una presenza viva, a tratti materna, a tratti giudicante, sempre indispensabile. Come se, a modo suo, fosse uno dei protagonisti della storia, un alter ego delle emozioni che non si riescono a dire. E forse è proprio questo che sento io, oggi: che il mare non è solo parte del paesaggio, ma parte della mia scrittura, della mia pelle, delle mie vene. Una corrente che mi attraversa, e che so non smetterà mai di portarmi a riva, anche quando mi perdo un po’.

Sto vivendo il mare più bello

Forse è perché sto imparando a respirare di nuovo. Sarà che mi sto lasciando attraversare da emozioni più leggere, dopo mesi pesanti. Sarà che sto cercando di accettare le tempeste, il mare agitato, i cavalloni. Sarà che voglio imparare a surfare, che se ci penso sorrido perché immagino sia proprio bello sentirsi sulla cresta dell’onda. Chissà che si prova, mi domando. Voglio provarlo, mi dico. Ed eccomi qui: sto tornando a guardare il mare con gratitudine e non solo con bisogno.

Il mare della mia Puglia, quello che ho negli occhi da sempre e che oggi, a 31 anni, mi sembra diverso. Più azzurro. Più caldo. Più grande. Ancor più mio di quanto credevo fosse. Mio amico, mio compagno e confidente, in un modo nuovo, come se sapesse che è il momento giusto per accogliere e non più solo per allontanare, per lasciare andare e non solo più per sorreggere.

Cammino sulla riva e non ho più addosso la fretta di trovare risposte. Solo la voglia di restare.

Se ti va, condividi il mio articolo:

Altri articoli