"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

“Nessun altro posto dove andare” di Thomas Korsgaard? Sì, fuori dalla storia {libri}

Nessun altro posto dove andare di Thomas Korsgaard è stato il libro scelto dal mio bookclub per agosto, ma non è riuscito a coinvolgermi come speravo. Pur raccontando una storia dura e potenzialmente potente, la voce narrativa mi è sembrata distante, incapace di creare un legame emotivo.

Nessun altro posto dove andare di Thomas Korsgaard è stato il libro che abbiamo scelto per il mese di agosto al bookclub di cui faccio parte. Una lettura condivisa che si preannunciava intensa, scomoda, profonda. Un romanzo danese definito da molti “una rivelazione”, che racconta l’infanzia complicata di un ragazzino in una famiglia disfunzionale. La verità? Non è riuscito a colpirmi come speravo.

Di cosa parla Nessun altro posto dove andare

Il romanzo segue la storia di Tue, un bambino che cresce in un ambiente familiare difficile, fatto di silenzi, incomprensioni e povertà emotiva. Korsgaard tratteggia con precisione il disagio, la solitudine, la rabbia muta che si prova quando si è piccoli e invisibili. L’ambientazione rurale, cruda, spoglia, fa da sfondo a una narrazione che dovrebbe scuotere. Eppure, per me, qualcosa si è rotto subito.

Perché non mi è piaciuto

Pensavo fosse un libro che raccontasse le crepe, quelle vere. Quelle che si formano da bambini e che nessuno riesce a vedere. E invece, leggendo questo romanzo, mi sono sentita distante. Nonostante la potenza-potenziale (scusate il gioco di parole, ma mi piace) della storia, la voce narrante non è riuscita a entrare in connessione con me.

È stato come guardare un vetro appannato: sapevo – e so per certo – che dietro c’è qualcosa di forte, ma non sono riuscita a vederlo davvero. A tratti ci ero quasi arrivata, vicino… poi di nuovo tutto sfumava.

Credo non sia un problema di trama, quella c’è ed è anche interessante. È lo stile che non mi ha toccata. La scrittura rimane distante e mi auguro che sia – così ho pensato – per paura di sporcarsi troppo con il dolore. E quando un libro resta troppo pulito, in certi casi, finisce per diventare anonimo.

Vale la pena leggerlo?

Dipende. Cosa stai cercando? Se vuoi un romanzo asciutto, dallo stile controllato, che racconta la periferia danese e l’adolescenza ferita, allora Nessun altro posto dove andare può colpirti. Se invece cerchi una scrittura viscerale, che ti afferra anche nei giorni in cui hai la testa altrove, forse ti lascerà indifferente… come ha fatto con me!

Non tutti i libri devono piacere: alcuni servono a farti capire cosa non cerchi

Per me, Nessun altro posto dove andare di Thomas Korsgaard è rimasto una promessa non mantenuta. Un’occasione che scivola via, come una conversazione interrotta sul più bello. Forse non era il momento giusto. Forse non ero il lettore giusto. O forse, semplicemente, ci sono storie che ci sfiorano… ma non ci scelgono.

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