È facile immaginare la nostra intera vita come un viaggio o meglio come una barca in mezzo al mare. Ci sono giorni in cui il sole è alto nel cielo azzurro e il vento nemmeno respira. Ci sono altri, invece, in cui il vento soffia forte, il cielo è buio anche a mezzogiorno e le onde sono talmente alte da far quasi ribaltare la nostra barca. Navigare diventa difficile. A volte, ci viene quasi la voglia di tornare indietro al giorno in cui siamo salpati, perché le onde ci fanno paura e navigare ci sembra impossibile. Altre volte, invece, riusciamo a vedere all’orizzonte terre che nemmeno esistono e ci vien voglia di accelerare, attraverso le onde con la prua. È così che accade tra periodi sì e periodi no.
Tra periodi no e periodi sì
Negli ultimi anni della mia vita, tra i momenti più belli e quelli più difficile, ho capito che è vero che la vita è un pendolo, ma non quello di Schopenhauer ne tanto meno quello di Leopardi. La vita è un pendolo sì, ma che oscilla tra luce e buio, trionfo e sconforto, spensieratezza e serenità e paure e frustrazioni. I giorni no, però, ho imparato ad apprezzarli e a non condannarli, perché hanno saputo insegnarmi tanto.
Routine: l’àncora di salvataggio in mezzo ai periodi no
Lei un po’ mi condanna, un po’ mi salva, ma ho imparato a vederla anche come un’amica. Darmi dei tempi, mettere in routine piccole abitudini quotidiane, dai libri all’allenamento, dal lavoro al tempo libero mi aiutata a rallentare i tumulti e a mettere un po’ di calma in mezzo al mare mosso. Come un ponte sopra le acque agitate delle giornate difficili, ha saputo costruire per me un passaggio sicuro verso giorni migliori.
Ascoltare e imparare dai giorni difficili
Ogni “giorno no” è un narratore silenzioso che parla della e alla nostra vita, delle nostre battaglie, delle nostre necessità non ascoltate. Ascoltare non significa solo udire; significa anche rispondere. Spesso, è proprio in questi giorni che scopriamo di cosa abbiamo veramente bisogno: forse più riposo, meno pressione, o un momento di gioia non programmata.
L’arte di perdonarsi
Negli episodi di fallimento o nelle giornate meno produttive, la tentazione di criticarci può essere soverchiante. Imparare a trattarmi con la stessa compassione che riserverei ad un amico è stata una delle lezioni più trasformative. Il perdonarsi è un atto di liberazione che riscrive le storie di “giornate no” non come fallimenti, ma come momenti di umanità.
Nei momenti in cui il mondo esterno sembra chiedere troppo, nei miei momenti no, io indosso una tuta e vado a correre, vado ad allontanarmi dai pensieri, vado a respirare, a guardare un tramonto nuovo. Mi riallineo con me stessa, con il mio cuore e la mia mente.
Navigare a vista
E allora ho imparato a navigare a vista, improvvisando e reagendo alle situazioni man mano che si presentano, senza guardare troppo al lungo termine e con un piano ben definito, piuttosto al ritmo dei giorni, sia quelli solari che quelli più nuvolosi. E ho scoperto che i giorni sì non sono mai troppo lontani dai giorni no. Ogni esperienza, ogni sfida e ogni gioia va scoprire orizzonti diversi, riscoprendo quelle “terre” autentiche che chiamiamo casa, in cui ci sentiamo noi stessi, vitali e resilienti.



