Alle persone piacciono le cose semplici. È sempre stato così, lo vedo ogni giorno. Le cose semplici rassicurano. Non fanno domande scomode, non ti mettono di fronte a scelte complicate, non ti costringono a scavare. Le cose difficili, invece, incuriosiscono all’inizio. Sembrano sfide da vincere, enigmi da decifrare, misteri da risolvere. Finché non iniziano a pesare. Finché non chiedono qualcosa in cambio. Tempo. Costanza. Fiducia. Presenza. Fatica. Finché diventano realtà. E allora non piacciono più.
Quando tutto diventa “troppo”, ma in realtà è solo finalmente più “intenso”
Mi capita spesso di vedere legami spezzarsi proprio lì, dove comincia il bello. Il bello vero, quello fatto di scelte quotidiane, silenzi da interpretare, fragilità da accogliere. Dove non si è più nella fase dell’incanto, ma dentro la fase dell’incastro. E non parlo solo di relazioni sentimentali, ma anche di sogni, lavori, progetti personali, percorsi di crescita.
All’inizio sei il progetto più entusiasmante che una persona potesse incontrare. Poi diventi scomodo. Troppo. Troppo denso. Troppo lento. Troppo profondo. E allora si scappa. Perché alla lunga, ciò che è incerto, richiede pazienza, fiducia, un pizzico di incoscienza. E il coraggio, soprattutto quello, non lo trovi nel reparto frigo dei supermercati.
Avere è più semplice che essere
È più facile avere un lavoro che ti basta, piuttosto che diventare ciò che sogni di essere. È più facile avere qualcuno accanto, che restare soli finché non trovi chi ti guarda davvero. È più facile avere una vita che funziona, che sembra funzionare, piuttosto che una che ti somiglia.
Essere, invece, è un verbo che non ti regala niente. Lo devi meritare. Devi farlo succedere. Devi scardinarti, devi guardarti da fuori, devi mettere in discussione il tuo modo di stare al mondo. Ecco perché molti smettono di provarci. Perché costa.
Ma io l’ho vista, la bellezza che nasce quando si resta
L’ho vista nelle amicizie che sono cresciute insieme ai silenzi, non solo alle risate. L’ho vista in chi ha scelto di non mollare quando tutto sembrava vacillare. L’ho vista in me stessa, nei giorni in cui avrei voluto tornare indietro, ma ho scelto di rimanere. Di non lasciare il campo, di restare nella partita. E l’ho vista nell’amore che nasce piano, ma arriva forte. Nei giorni pieni di sole e di possibilità, quando guardi qualcuno negli occhi e pensi che forse, sì, puoi fidarti di nuovo. Che puoi mettere da parte le corazze, che puoi lasciarti accarezzare dalle parole buone, quelle che non chiedono troppo, ma sanno restare.
È nei giorni in cui il mare è calmo e l’acqua ti chiama dolcemente, e tu non hai più paura di entrarci. Ti ci immergi poco a poco, e senti che stavolta puoi restare. Che puoi nuotare leggera. Che puoi amare senza trattenere il fiato.
C’è qualcosa di potente nell’essere, anche quando è difficile. Anche quando traballa. Anche quando ti fa paura. Perché ti fa sentire vivo. Perché ti fa essere.
La verità è che dentro l’incertezza c’è un mondo
C’è la possibilità di trasformare un “non lo so” in un “ci provo”. Di far nascere qualcosa da una mancanza. Di diventare grandi, davvero, proprio lì dove potresti andartene e invece resti.
Non è vero che è sempre meglio avere. A volte è meglio essere. Anche se ti costa. Anche se devi aspettare. Anche se non hai garanzie. Perché ciò che costruisci quando scegli di essere, anche nel dubbio, anche nella fatica, anche nella lentezza, è qualcosa che ti resta. E che, un giorno, ringrazierai per aver avuto il coraggio di non lasciarlo andare via.
Perciò, no, non è più facile la vita così. Non per chi vuole sentirsi intero. Non per chi sceglie di essere invece di possedere. Non per chi si è stancato di rincorrere cose che si rompono al primo urto. Non per chi, come me, ha capito che la semplicità non è scegliere la scorciatoia, ma trovare un senso anche dentro l’imperfetto.



