"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Terremoto nel cuore

Marrakech, Marocco - 6.8 gradi della scala Richter, nel cuore distruzione e paura. Smetto di respirare.

Lo so che la vita va avanti, che non ci può fermare mai, ma io non riesco a non pensarci, anche se è già passata più di ormai una settimana. 6.8 i gradi della scala Richter, quel terremoto. La terra del Marocco vibra forte, le terra si ribella a chissà quale delle tante cose che gli stiamo facendo. Io non riesco a non pensare al terrore nei pensieri, alla paura negli occhi, alle palpitazioni di un cuore che non può reggere l’idea di lasciarla per sempre questa terra che spezza vite. Se ci penso, sento un peso forte sul petto, un respiro rotto nella faringe, come se quella vita spezzata fosse la mia, come i sogni interrotti fossero i miei.

I numeri sono persone, le persone non sono numeri, sono parole

Numeri, numeri aggiornati. Ogni numero è una persona. Ogni numero è una storia. Per ognuna di questa storia, le parole sono volate via, non vengono composte più frasi, nessun nuovo capitolo, solo il retro di un libro che si chiude e che riponiamo nello scaffale. E mi dico che non è giusto, che non voglio riporlo lì a prendere polvere, non voglio che quella storia venga dimenticata. Mi domando se quella persona, bambino, uomo, donna, anziano che sia, adesso sappia che sono qui a parlare di lei. Chissà se avrebbe mai immaginato che qualcuno così lontano da lei, qualcuno che non conosceva per niente, avrebbe mai potuto dedicarle delle parole. Penso che sia dovuto, per tutte quelle che sono volate via. Per rispetto a tutto quello che non è stato scritto, che non ha potuto scrivere.

Tremo dalla paura

Ho sempre avuto paura del terremoto, forse perché quella paura è in realtà una fobia. La ricordo la terra che si muove sotto i piedi, il non capire esattamente cosa stia accadendo perché sei piccola per ricordarne le lacrime dopo l’adrenalina, dopo essere scappata nel giardino della scuola. La ricordo la terra che trema, i muri che si muovono, le parti del soffitto che cadono, gli orologi che si distruggono come il tempo in quel momento, strozzato dai respiri di chi ci sapeva al sicuro. Ricordo mia madre che è scesa in pigiama per venire davanti scuola, mio padre che nemmeno lo aveva sentito perché in campagna. Io ricordo ogni minimo secondo di quei lunghissimi secondi, tanto da esserne diventata così sensibile da sentire la più impercettibile delle scosse. Che nonostante ti segnerà per il resto della vita, sei viva, sei viva e puoi raccontarlo. 3,5 gradi della scala Richter, forse 4. Niente a confronto con quanto accaduto in Marocco. Ne ho viste le immagini, ho ascoltato le parole sconosciute di chi cercava di raccontarlo.

Io sono ferma e inerte davanti a tutto questo e non trovo le parole, non so usarne di migliori se non un paio messe in fila che riassumono tutto, qui, per chi è stato colpito dal terremoto a Marrakech, ma anche da alluvioni, calamità naturali e non:

Siamo tutti più fortunati di qualcuno, anche nella sfortuna.
Non lamentarti. Vivi. Vivi per chi non può più.
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