Estate: tempo di feste e notti stellate che si fondono con le prime luci dell’alba, di sorrisi condivisi e momenti che si trasformano in ricordi indimenticabili. Quando penso all’estate, i pensieri corrono veloci agli anni dell’università e a quelli subito dopo la laurea, quando le estati erano vissute con tutte le forze, fino a tarda notte. Ricordo macchine che partivano in tarda serata e tornavano a prima mattina, i cornetti post serata con la musica che pompa nei polmoni e la salsedine sulla pelle, i bagni alle prima ore del mattino, il primo caffè del mattino che sa di GinTonic. Se devo essere sincera, un po’ mi manca quella spensieratezza, quella voglia di fare cose senza troppo pensarci, di infilarsi il primo vestito fresco e andare a ballare in qualche lido sulla spiaggia nelle città sul Gargano, vicino alla mia terra.
Estate è sempre stata, poi, festival musicali e sagre tradizionali. Nella mia città, se dici estate dici ferragosto e se dici ferragosto pensi all’euforia di quella settimana e delle feste patronali che ricadono proprio in quel periodo, il 16 di agosto, per l’esattezza. Quella settimana è off limits per le uscite fuori porta perché la città è bella da vivere e respirare quando è vestita a festa. Calici di vino, musica dal vivo, lunghe camminate e il tempo vola.
Oggi che fine ha fatto l’essenza delle feste estive?
Quando il sole estivo inizia a calare e il cielo si tinge di sfumature dorate, l’aria si riempie di una magia particolare. Le feste estive sono più di semplici eventi; sono incontri dove il tempo sembra sospeso e ogni momento è carico di possibilità. Che si tratti di un festival musicale che fa vibrare l’anima, di una sagra che celebra le tradizioni culinarie locali o di una festa in spiaggia sotto la luna, l’estate invita a vivere con leggerezza. Mi domando, però, se oggi, crescendo, sia tutto diverso, sia tutto cambiato.
Perché aspettiamo l’estate per vivere?
Mi sembra di guardare da fuori, come se fossi appoggiata a una finestra, tutta la mia città aspettare queste settimane che stanno per iniziare per festeggiare, ridere, sorridere, socializzare e riempire le strade del mio amato centro storico. Perché non farlo prima? Perché non vivere dapprima tutto così intensamente? Cosa aspettiamo e perché aspettiamo un momento ben preciso per lasciarci andare?
Euforia estiva, ho pensato. “Ma che peccato”, ho pensato di nuovo! Aspettiamo le feste per festeggiare, per rallentare e giustificare la nostra leggerezza. “Ma che peccato”, ho ripensato. Giustificarsi così, perché abbiamo l’esigenza di rallentare, di stare fermi, di non correre sempre così veloce, quasi senza fiato, rallentando, camminando, addirittura sdraiarsi per terra, a braccia aperte, guardando il cielo, le sue nuvole di giorno e le sue stelle di notte. Respira.



