Sono passati due giorni dal mio compleanno. Le riflessioni a voce bassa sono state tante, ma il mio pensiero principale è andato a quel palazzo costruito in orizzontale, con un lungo corridoio centrale e tantissime stanze, una dopo l’altra.
Ogni compleanno una stanza
L’ho sempre immaginata così la mia vita: una stanza una dopo l’altra, una per anno. A ogni compleanno, mi è sembrato di essere sull’uscio della porta, con le spalle alla stanza arredata e quella davanti completamente spoglia. Quest’anno, sulla “soglia” dei 31, ho pensato a questa porta sulla stanza dei 30 che proprio non riesco a chiudere. Forse non è arredata come volevo: forse, c’è troppa roba superflua o forse, manca qualcosa. Cosa non so dirlo. E quindi sono stata ferma per un po’ sull’uscio dei 31.
Non si torna indietro
Non è che non voglio invecchiare, figurarsi! Invecchiare vuol dire vivere esperienze, collezionarle. Quello che mi spaventa è il come. Nella mia casa orizzontale, il “come” si traduce nei quadri che ho scelto di appendere, le sedie che ho scelto, i colori sulle pareti, forse un po’ scuri. A me, viene quasi voglia di tornare indietro e dare una mano di bianco a ogni stanza: sistemare, spolverare e mettere ordine. Ma mi sembra quasi che, a ogni porta chiusa delle trenta stanze alle quali do le spalle, qualcuno, dall’interno, abbiamo abbia dato doppia (se non tripla) mandata. Indietro non si torna: altro che “welcome” sui tappeti sull’uscio. Allora, faccio un passo e poi un altro. Una nuova porta sta per essere aperta e con tanta malinconia, a volte anche rabbia e pentimento, apro la trentunesima stanza.
È un palazzo orizzontale il mio, lunghissimo. Sarebbe stato più facile essere un grattacielo, ma in ogni anno passato e stanza vissuta, quindi, non mi sono mai sentita più alto, anzi, un piano più in alto, non ho mai creduto di salire. Forse sbagliando, eh. Ma ho sempre tenuto i piedi ben puntati a terra: forse è per questo che allungo sempre lo sguardo fuori dalla finestra e contemplo le nuvole, forse perché desidero salire ed è forse per questo che in qualche stanza c’è il soppalco. Perché dovremmo essere tutti grattacieli e io, invece, ho finito per essere una casa orizzontale. Che cosa brutta “ho finito per…”. A me è andata più che bene così, mi piace vedere avere più prospettive dell’orizzonte dalla stessa altezza, mi aiuta a capire meglio cosa c’è fuori.
E se fosse un grattacielo?
Chissà dall’alto com’è! Quasi quasi, questa casa orizzontale la termino qui e da qui in poi, inizio a costruire un piano uno sull’altro. Ci devo credere di più, in queste fondamenta, negli strumenti che utilizzo per costruirla e nei suoi materiali. Provare che costa? Male che vada, quella stanza avrà un semplice soppalco, ma vuoi mettere se riesci a costruirla. Da qualche anno a questa parte, poi, ho architetti, carpentieri e muratori niente male. Mi aiutano a costruirla, questa casa, facessi tutto da sola, forse sarei rimasta in cantina. Però so che sono una brava interior design, che le idee e le emozioni ci sono, i colori in testa anche, c’è solo da mettersi a lavorare, solo da costruire.
Vi lascio, ho un bozzetto da preparare: è ora di capire come arredare la trentunesima stanza. Vi tengo aggiornati, però, e se avete suggerimenti, fatemi sapere.



