"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

“La grammatica del bianco” di Carotenuto: il silenzio dell’erba e il rumore della vita {libri}

La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon di Angelo Carotenuto è un romanzo che intreccia sport, crescita e malinconia attraverso la storica finale di Wimbledon del 1980 tra Björn Borg e John McEnroe. Ma al centro della storia c’è soprattutto Warren, un giovane raccattapalle sensibile e fuori dagli schemi, che osservando da vicino i campioni e il mondo del tennis impara lentamente qualcosa anche su sé stesso e sulla vita. Più che un libro sul tennis, è una storia delicata e intensa sul sentirsi diversi, sul tempo che passa e sulla ricerca del proprio posto nel mondo. Una lettura elegante e piena di umanità, capace di lasciare addosso la stessa nostalgia dolce delle ultime giornate d’estate.

Ho appena finito di leggere “La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon” (edito da Sellerio) di Angelo Carotenuto e, ve lo dico subito: non è un libro sul tennis. O meglio, lo è nello stesso modo in cui il mare è solo acqua.

Leggendo La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon ho avuto la sensazione di passeggiare lentamente sull’erba tagliata a 8 mm di Wimbledon, di appartenere a un tempo lontano, dentro al silenzio irreale dei campi sportivi d’estate. Non l’ho letto immaginandomi come spettatrice di questo sport, anche perché io il tennis proprio non lo capisco.

Mio padre cerca di spiegarmelo a ogni partita che vede, puntualmente però a quelle di Sinner. Io annuisco, credo di averlo capito davvero al momento, ma poi al primo ace, al primo volée (si dice così, no?) rimuovo tutto. Poco male, comunque, perché questo romanzo che ho trovato meraviglioso, una piccola perla della letteratura moderna, parla di tennis, sì, ma parla soprattutto di ciò che resta quando il rumore si spegne: le attese, le fragilità, la bellezza delle cose che sappiamo già non dureranno per sempre. È quello che ho sentito quando di colpo spariva quel /ncloc/ delle battute di uno o dell’altro tennista, che mi sembrava di percepire davvero leggendo le pagine della storia di Carotenuto.

Questo è uno dei motivi per i quali questo romanzo mi ha rapita completamente: nonostante non capissi un’acca di tutti i passaggi tra i più grandi nomi del tennis raccontati dagli occhi del piccolo Warren, ho respirato l’ansia dei giocatori, la tensione delle partite storiche, la fatica di arrivare alla fine. Ma soprattutto tutto il resto.

La trama de La grammatica del bianco: Wimbledon come specchio della vita

Al centro de La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon c’è una delle partite più iconiche della storia del tennis: la finale di Wimbledon del 1980 tra Björn Borg e John McEnroe. Due personalità opposte, due modi completamente diversi di stare in campo e al mondo: il gelo controllato di Borg contro l’istinto imprevedibile di McEnroe. L’Orso e il Genio.

Ma mentre il mondo guarda quella sfida destinata a diventare leggenda, ai bordi del campo c’è anche Warren, un ragazzino di undici anni che vive Wimbledon da una prospettiva diversa: quella di raccattapalle. Sensibile, introverso, innamorato dei libri e spesso fuori posto nel mondo che lo circonda, Warren fatica a sentirsi compreso dagli altri. A scuola viene deriso, gli adulti cercano di dare un nome alle sue difficoltà e lui cresce con il peso di sentirsi “sbagliato” rispetto agli altri bambini.

L’esperienza a Wimbledon diventa così molto più di un semplice torneo. Mentre osserva da vicino i campioni, i loro gesti ossessivi, le paure nascoste dietro il talento e la pressione della competizione, Warren inizia lentamente a guardare in modo diverso anche sé stesso. Tra gli allenamenti durissimi, le conversazioni con Damien, uno dei preparatori, il rapporto speciale con Micol e la scoperta delle prime emozioni, il tennis si trasforma in una metafora della crescita: un gioco elegante e crudele che, come la vita, prevede l’errore dentro le sue stesse regole.

E così, punto dopo punto, partita dopo partita, il romanzo racconta non solo una delle finali più belle della storia dello sport, ma anche il percorso delicato e profondamente umano di un ragazzo che prova a trovare il proprio posto nel mondo.

Più che un romanzo tradizionale, un viaggio dentro l’anima di Wimbledon e di chi lo attraversa

Angelo Carotenuto racconta il torneo più iconico del tennis mondiale mescolando sport, memoria, riflessioni personali e storie umane. Tra partite leggendarie, campioni diventati miti e silenzi pieni di significato, mi sono posta una domanda che va oltre lo sport: perché certi luoghi riescono a diventare simboli così potenti delle nostre vite?

Wimbledon smette di essere solo un torneo. Diventa nostalgia, eleganza, disciplina, solitudine, il posto in cui ogni vittoria sembra bellissima ma mai abbastanza definitiva da fermare il tempo.

Se amate il tennis, lo divorerete. Se non sapete distinguere un dritto da un rovescio come me, lo amerete ancora di più, perché vi ritroverete a fare il tifo per la vita stessa.

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