Non so se è un bene o un male, ma non nego di aver da sempre romanticizzato l’attesa, il fatto di dover restare lì, fermi e fiduciosi che qualcosa possa accadere, quella strana cosa che ha a che fare con la speranza. Quasi come se volesse stare a significare che se aspettavo, se imparavo a farlo, qualcosa o qualcuno mi avrebbe ripagato, premiato. Sai quella cosa del “tutto arriva, se sai aspettare”. “Nah, basta”, mi sono detta quando mi sono resa conto, guardandomi alle spalle, per quanto tempo avevo passato ad aspettare che le cose che volevo mi cadessero tra le mani senza farlo affatto. Alcune cose non arrivano e mentre aspetti, potresti perdere tutto il resto. Devi scegliere che fare, allora.
Aspettare paralizza, scegliere muove
Mentre scrivo di questo tema che sento particolarmente mio, rivivo cose del passato, che spaziano in diversi ambiti di vita vissuta: dall’amicizia all’amore, dagli studi al lavoro. Penso e ripenso; ripeto tra me e me “aspettare” e mi fa strano quanto questa parola nasconda una paralisi fra le lettere: se la porta appresso, appiccicata e incollata. In attesa, bloccata, ferma. E di cosa? Di risposte, di chiamate, di segnali.
Con la scusa degli eterni romantici, abbiamo perso di vista il fatto che il momento giusto non si attende, ma si costruisce, si fa, si modella, si arricchisce, si riempie. Non esistono condizioni perfette a rendere giusto il momento che stai aspettando, non ci saranno coincidenze che sistemeranno tutto. No, non siamo eterni romantici, abbiamo solo paura di scegliere. È questa la verità: fare scelte ci spaventa.
Restare in bilico: la zona (in)sicura che non ci fa scegliere né vivere
Aspettare, restare fermi, forse un po’ conviene. Pensala così: in bilico di fronte a un burrone prima di saltare dall’altra parte; dietro di te il vuoto cosmico dal quale scappi, sotto di te il buio profondo, di fronte a te distese infinite di verde o di mare o di qualsiasi cosa tu abbia voglia. Che fai, salti per andare dall’altra parte? Raggiungi ciò che vuoi? O ti fai prendere dalla paura?
Allora aspetti, “restare in bilico è meglio che cadere” come cantavano i Negramaro, fermo, cosa potrà mai succedere se resti lì senza muovere un passo? Non rinunci a nulla, non perdi nulla, anche se non guadagni nulla. Però non rischi e non rischiare è necessario a chi è sopraffatto dalla paura di cadere, di perdere, chi si lascia spaventare facilmente dai cambiamenti, dai chi quei cambiamenti non li vuole.
E ne vale la pena? Vale davvero la pena perdersi tutto quel verde? Tutto quel mare? Ecco cosa succede restando lì senza muovere un passo. Proprio questo: non salti, non voli. E contrariamente a quanto si pensa, dentro a quella sicurezza che credi di avere restando fermo immobile davanti a quel burrone, non saltando, non c’è la vita, c’è il non vissuto. E quello torna, eh, torna come un boomerang quando ti accorgi che la paura di sentire, provare, emozionarti, fare e dire cose, ti ha privato di tante cose belle.
Scegliere è un atto di amore verso se stessi
Scegliere è voltare le spalle alla paura di sbagliare; è smettere di stare in silenzio, è fare, piuttosto che parlare, parlare, parlare. È cambiare posizione: da quella ferma a quella in cui prendi posizione rispetto a qualcosa o a qualcuno. Scegliere è riconoscersi, capire che c’è qualcosa che non va, innescarsi e disinnescarsi. È smettere di tardare, di rimandare la felicità, di fingere che vada tutto bene solo perché ci fa paura immaginare un’alternativa. E se poi saltando scopri che ti piace? E se ti fa provare cose che dici quasi “sai che c’è, ma io altro che saltare, io voglio volare alto”? E se da quell’altezza, lì tra le nuvole, guardando in basso, invece di avere paura provassi solo stupore, meraviglia e gratitudine? Se non facesse paura, ma mettesse nel cuore solo tanta felicità?
Poi si sceglie
Ma arriva, tempo ce ne vuole, ma arriva quel momento, te lo giuro. Arriva il momento: quello in cui dici no, in cui dici basta, chiudi porte, lasci andare, prendi voli, prendi treni, fai tatuaggi, scrivi libri, conosci persone nuove, senti cose nuove, provi nuove emozioni, nuove sensazioni, vivi davvero perché ti butti, ti butti senza pensare a quel burrone sotto ai tuoi piedi. Non sarà facile, ma prendere consapevolezza di quel salto, ti farà poi capire che quel burrone era solo un’ombra e che sotto di te non hai mai avuto il buio, che quel buio l’aveva creato la tua mente, perché hai dato l’opportunità al non vissuto di fare scacco matto con la tua voglia di vivere. Vai a mangiare la regina! Scegli, salta, vola, vivi.
La verità è che sta tutto dietro a uno spartiacque: quando ci fermiamo è perché stiamo aspettando qualcosa che può accadere o qualcosa che temiamo di affrontare? La verità è che è difficile rispondere a questa domanda, ma è necessario.
Lo si fa a piccoli passi, giorno dopo giorno, scegliendo, lo faccio per me e per vivere autenticamente me stessa e tutte le cose che mi capitano. Non è egoismo, è una strana forma di liberazione. Perché si può e si deve scegliere.
Perché la vita non è solo quello che ci arriva, è anche se non soprattutto quello che scegliamo di andarci a prendere.



