"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Cosa vuoi fare da grande? Non darmi mai una risposta

Una riflessione personale e autentica su cosa significhi davvero “fare il lavoro dei propri sogni”. Un viaggio tra passioni, risposte che cambiano e la libertà di riscrivere ogni giorno la propria idea di futuro. Perché crescere non significa smettere di sognare.

Cosa vuoi fare da grande? Quante volte ce lo siamo sentiti chiedere? Da bambina, con tutta la spensieratezza di questo mondo rispondevo “la veterinaria” prima, l'”archeologa” dopo, quando su Focus ho scoperto il fascino dell’Egitto, delle piramidi e dei loro misteri. Poi, da adolescenti, con quell’imbarazzo che si infila tra i sogni e la consapevolezza che crescere è molto più complicato di come ce lo immaginavamo. E oggi? Oggi, che siamo già “grandi”, quella domanda suona diversa.

Perché la verità è che nessuno ti prepara al fatto che a volte ci arrivi davvero a essere grande… e ancora non lo sai, cosa vuoi fare.

Il lavoro come etichetta, il sogno come rifugio

Belli i biglietti da visita, il logo accanto al tuo nome. Belli, ma tu non sei quel biglietto da visita. Non è lui a definirti. Finisci così, quando realizzi questa cosa, a chiederti se quello che fai coincide con quello che sei. Spoiler: non sempre.

Per ogni lavoro che ho fatto, mi sono chiesta “è lui?”, “mi rappresenta?”. Non ho dato per scontato che rispondere ai requisiti di un annuncio di lavoro vuol dire essere fatti per quel lavoro. I sogni non hanno job title, ideali e valori non sempre possono essere le “skills” selezionate. Perché sarebbe bello inviare curriculum, candidarsi, caricando su quella piattaforma un pdf di tutto ciò in cui crediamo senza filtri, senza troppi giri di parole.

Io, per negli annunci di lavoro a cui ho risposto ho sentito il profumo del caffè al mattino, quello che ti fa venire voglia di alzarti e di essere operativo, produttivo, pro attivo. Nei lavori che ho fatto e che ho scelto di fare, chi vedevo (e ci vedo) possibilità di crescita, professionale e professionale, responsabilità, a volte anche “fatica”, ma quella bella che ti fa sprofondare nel materasso soddisfatta a fine giornata.

Nel lavoro che scegli di fare o che sogni di fare deve esserci passione. La passione che non si spegne, quella voglia di lasciare un segno, di fare qualcosa che abbia senso, di dire “questa cosa l’ho fatta io”.

“Cosa vuoi fare da grande?” non è una domanda che scade

Da piccoli la risposta è un gioco, da grandi è un peso, da adulti può tornare a essere una scelta. Ho capito che la domanda non scade mai. Cosa vuoi fare da grande te la puoi rifare ogni volta che la vita cambia, ogni volta che cambi tu. E non è solo “che lavoro vuoi fare?”, è molto di più. È “Che persona vuoi essere? Che tempo vuoi dedicare a te stesso? Quanto spazio vuoi lasciare ai sogni, alle passioni, agli incastri impossibili che diventano realtà?”

Io, ad esempio, ho capito che voglio scrivere. E anche se lì dove oggi lavoro, nell’azienda per la quale lavoro, sono valorizzata dai miei colleghi per l’aspetto organizzativo, pratico, analitico, io voglio scrivere. Nella mia testa c’è tutto quello che sto scrivendo: un mare di parole su cui surfarci sopra, per scrivere storie, nuove. All’interno e all’esterno di quell’azienda. Perché sì, voglio scrivere, non solo per lavoro. Voglio scrivere per respirare meglio, per conoscermi, per riconoscermi nelle parole che metto nero su bianco. E sì, credo che sia questo il lavoro che più mi assomiglia e che nel contempo mi aiuta ad accettare il fatto che non sempre tutto combacia.

Lavorare per vivere o vivere per lavorare?

Canticchio Una vita in vacanza de Lo Stato sociale e mi dico che forse è una vecchia domanda, ma che è ancora attuale, altroché. Non so se esiste un equilibrio perfetto tra le due cose. So che si può scegliere di non dimenticare chi si è mentre si insegue quello che si vuole diventare. So che si può lavorare tanto, tantissimo, e non smettere comunque mai di sognare.

E so che non dobbiamo avere paura di riscrivere quella risposta tutte le volte che serve. Perché crescere, in fondo, è proprio questo: scegliere e riscegliere chi vuoi essere, anche nel lavoro.

E tu? Cosa vuoi fare da grande, oggi?

Perché il bello è che si può cambiare idea, che non c’è una scadenza. Che possiamo inseguire aspirazioni nuove, cercare incastri diversi, smettere di accontentarci, imparare a dirci “voglio di più”, anche quando quel più fa paura.

Alla fine, forse, l’aspirazione lavorativa non è solo un mestiere, ma un modo per ricordarci che possiamo sempre ripartire. Che essere grandi non è un punto di arrivo, ma un percorso che si scrive giorno dopo giorno, scelta dopo scelta.

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