"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Racconto “Cose che non si raccontano” di Antonella Lattanzi {libri}

Un romanzo che arriva piano, ma lascia segni profondi. Con delicatezza e forza, Lattanzi dà voce a tutte quelle fragilità che spesso restano taciute. Un libro necessario, per chi ha bisogno di sentirsi meno solo nelle proprie battaglie silenziose.

Alcune storie si infilano nelle pieghe dei giorni, ci entrano senza bussare e ti restano addosso. Non urlano, non si mettono in mostra, ma lavorano sotto pelle, lente e inesorabili. Cose che non si raccontano è esattamente questo: un libro che non cerca la spettacolarizzazione, ma ti guarda negli occhi e ti sussurra verità difficili, intime, necessarie.

Questo romanzo mi ha letteralmente scelta: ero alla Feltrinelli di Bari e nel bel mezzo dei miei momenti assenti con lo sguardo rivolto chissà dove, qualcosa mi ha chiamato. Sì, qualcosa, perché non era una persona in carne e ossa a chiamarmi. Era una storia. La storia di Antonella Lattanzi. Ho aperto il libro a caso:

<<Io non ce la faccio a scrivere>>, dico, oggi, ad Andrea. È il 27 gennaio. Per riprendere il coraggio di scrivere questa parte del libro, ci ho messo quasi un mese. Non voglio scrivere. <<Non puoi scrivere tu?>>. <<Come io?>> dice lui. <<Tu la sai, la storia>>. <<E che facciamo>>, ride, <<un romanzo a quattro mani?>>.

Sotto shock, mi dico che quel libro mi aveva chiamato. Come faceva a sapere della mia idea, della nostra idea, di scrivere un romanzo a quattro mani? “Vuoi essere letto? Vuoi che ti legga?”, gli chiedo. Sfoglio ancora a caso. Fermo una pagina: gli occhi finiscono su una parola: mare. E allora penso che in queste cose non dette, queste cose che non si raccontano, invece, ci sia qualcosa che Antonella ha voluto raccontarmi. Proprio in questo momento della mia vita.

Ho iniziato questo romanzo in un periodo in cui anche io avevo la testa piena di pensieri non detti, infatti. Mi è bastato leggere poche pagine per sentirmi meno sola. Per capire che esistono fragilità che non si raccontano a voce alta, che ci sono dolori che teniamo dentro, come se nasconderli li rendesse meno reali. Ma il silenzio pesa e Antonella Lattanzi lo racconta bene.

Il peso delle assenze e del non detto

In queste pagine c’è la voce di una donna che attraversa la perdita, la delusione, il senso di inadeguatezza che spesso accompagna chi lotta contro i propri limiti fisici ed emotivi. Il desiderio di maternità che inciampa, si sgretola e lascia ferite profonde. Ma soprattutto, c’è lo spazio del non detto: quello che non riusciamo a raccontare nemmeno alle persone che amiamo, quello che rimane tra le righe, nei sospiri, negli sguardi abbassati.

È un libro che ti spoglia delle certezze, che ti chiede di guardare le crepe senza paura. E lo fa con una scrittura essenziale, che arriva dritta al punto, senza giri di parole, senza pietismi.

Quante cose non raccontiamo!

Mi sono chiesta quante volte ho scelto il silenzio per paura di sentirmi fragile. Quante volte ho nascosto il dolore dietro sorrisi di circostanza, quante volte ho lasciato le emozioni chiuse in un cassetto per non disturbare, per non sembrare debole. Eppure, sono proprio quelle emozioni a renderci umani, imperfetti, veri.

Lattanzi ti ricorda che possiamo non raccontare tutto, ma che non dobbiamo vergognarci di ciò che sentiamo. E che, a volte, anche solo leggere le parole di qualcun altro può farci sentire meno soli nelle nostre battaglie silenziose.

“Cose che non si raccontano” ma che formano, si comprendono e accettiamo

Leggere questo romanzo è stato come guardarsi allo specchio nei giorni difficili: all’inizio disturba, poi ti riconcili con la tua immagine e capisci che va bene così, che siamo tutti pieni di cose che non si raccontano, ma che esistono lo stesso. E che meritano rispetto, comprensione e, ogni tanto, anche la delicatezza di un libro come questo.

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