"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

La paura di perdere il presente: quando la felicità fa tremare

Una riflessione intima sulla paura del presente, quella che arriva quando la felicità è così intensa da far tremare. Tra treni in ritardo e momenti di luce, questo articolo invita a vivere ora, senza trattenere. Perché il vero rischio non è sentire troppo, ma non sentire affatto.

Me lo ricordo quel periodo della mia vita in cui avevo paura del futuro. Lo ricordo come se fosse ieri. Passato. Oggi, per fortuna solo oggi, perché lo so che va e viene ‘sta paura, ho paura del presente. Della sua intensità. Della sua bellezza così piena da sembrare, a tratti, fragile. È la paura di perdere il momento, le cose che ho, non quelle che possiedo, quelle che ho, che è diverso. La paura di perdere chi c’è. Chi c’è davvero. Chi ti sta accanto oggi, adesso, con presenze costanti, che diventano casa e quotidianità.

Ho paura di perdere l’equilibrio mentre aspetto un treno in ritardo

Domenica sera. Ci penso su un treno che fa ritardo e non mi permette di rispettare ciò che avevo programmata di fare. Penso alla vita che passa, gli appuntamenti che saltano, le opportunità che perdiamo. Il mio respiro si fa corto. Mi accorgo che non posso avere il controllo su cosa accade e su quanto e quando accade può cambiare il corso (e anche un po’ il senso) delle cose. Rimugino come non facevo da tempo: come ha fatto un treno in ritardo verso casa a scatenare tutto questo? Qual è davvero il problema? La paura di perdere tempo, quella di non vivere appieno il tempo che hai a disposizione. Tu, poi, che non vuoi vederlo andar via, che vorresti colmare gli spazi vuoti fra i ticchettii di un orologio di esperienze e cose da raccontare.

Fare per non perdere: l’illusione di riempire i vuoti

È per questo che ti riempi di cose da fare: vuoi lasciare parti di te ovunque e per chiunque, poco importa poi se ti svuoti se vai a riempire qualcos’altro, qualcun altro. L’importante è fare, non restare mai con le mani in mano, riuscire a essere, per se stessi, sì, ma anche per gli altri, poco importa se hai poco o niente. Perché se sei, ma sei davvero, hai tutto quello di cui hai bisogno.

Il treno sei tu

Mentre il treno ancora non arriva, mi domando: ma perché ho sempre paura dei treni in ritardo, che siano quelli da prendere per tornare a casa o quelli da prendere per andare dove non si sa, per non perdere coincidenze, per andare a vedere millemila nuovi orizzonti? Sarà per caso perché il treno, in realtà, sono io? Io che non mi vedo arrivare, tornare. Sono io che non parto, che non conosco la direzione di questo mio vagare. Incerta e alla ricerca di cosa significo, di cosa sono, di cosa voglio essere e del perché faccio e non faccio scelte.

Ringrazio il cielo che ci siano i binari, allora. Almeno quel treno saprà tornare a casa. Saprà farsi strada. Penso che alla fine sia un po’ come accade a noi. Ringrazio il cielo che ci siano i binari, situazioni, progetti, speranze che fanno da guida nei momenti bui. Perché tanto qualcosa di buono accade sempre, io ci credo. Perché qualcosa o qualcuno di vero arriverà. Tanto qualcosa o qualcuno arriva a salvarti.

Non è più il futuro a fare paura, ma il presente

Quando cresci smetti di avere paura del futuro, ma del presente. E io me ne sto accorgendo… oggi. Perché il fatto è che quando trovi la strada, che tu sia treno, bici, aereo o un paio di gambe-un cuore-un cervello in viaggio verso te stesso, arriva anche lei. La compagna di viaggio che sai che prima o poi troverai sul ciglio della strada a fare l’autostop: la paura.

La paura del presente ha gli occhi aperti sulla bellezza

La differenza tra avere la paura del futuro e quella del presente sta tutta lì: quando hai paura del futuro, sai che lei è nel bagagliaio. La paura del futuro è nel tuo buio. Quando hai paura del presente, invece, no. Perché tu vivi, senza programmare, accettando quello che ti capita, vivendo tutto appieno, nel qui e ora.

Che bello, eh? Sì, lo è, sto imparando a farlo, ma ha le sue conseguenze. Perché vivere nel qui e ora, ti fa apprezzare di più le cose e sei più capace di amare, più consapevole di scegliere e sbagliare, di accettare. Sei più libera di goderti il momento. Di essere luce. E la paura del presente lo sente. La paura del presente ha lo zaino sulle spalle, è seduta sul sedile del passeggero, disegna onde con la mano fuori dal finestrino mentre tu guidi senza sosta, infila la testa fuori, urla della tua felicità mentre il vento le spettina i capelli.

Ecco la differenza: la paura del futuro arriva quando è già buio, quando sei buio, quella del presente quando c’è luce, quando sei luce. La paura del presente è quella che hai quando di colpo ti rendi conto che è tutto troppo bello, adesso, e vorresti non si spegnesse mai. Perché senti tutto, perché sei felice.

Autosabotaggio: quando la paura si accomoda accanto a te

E corri un grosso rischio quando lei apre lo sportello e si accomoda: autosabotarsi. Per paura, deceleri, spegni la macchina, togli le chiavi e, nemmeno scendi, no, resti lì, immobile, con le mani alle dieci e dieci sul volante della tua vita a guardare un punto fisso oltre il parabrezza.

Ed è lì che arriva. Quando tutto sembra funzionare, quando senti di esserci dentro davvero, a quella felicità. Quando non puoi fare a meno di guardare chi hai accanto e sperare che resti. Che non scappi, che non svanisca, che non cambi idea, che non si dimentichi di quanto è bello anche solo esserci, insieme.

Eppure, a volte, non è la vita che se li porta via, gli altri. A volte sei tu. Sei tu che non li lasci entrare davvero. Che abbassi il volume, che freni le parole, che riduci l’entusiasmo. Lo fai per proteggerti, certo. Perché hai paura che, se li vivi fino in fondo, poi li perdi. E se li perdi, chi sei tu senza quella felicità?

Vivere a metà per paura di perdere tutto

Ti ritrovi a vivere una felicità frenata. Come se la felicità fosse qualcosa da dosare, da distribuire con parsimonia, per non restarne a secco. Ti sembra troppo bella per essere vera, e allora cerchi difetti, spigoli, imperfezioni. Ti convinci che qualcosa debba andare storto per forza. Che non può essere tutto così. Che non può essere tutto adesso. E mentre ti proteggi, mentre riduci, intanto perdi. A poco a poco, perdi l’attimo. Le parole. I sorrisi. Il senso.

E allora sì, capisci che a volte non sono i treni in ritardo a farti paura. Sei tu il treno che non parte, quello che resta in stazione con la porta aperta e il motore acceso, ma fermo. Sei tu che aspetti. E neanche sai cosa. Hai solo paura. Di dove potresti andare, di cosa potresti sentire, di chi potresti essere, se scegliessi davvero di vivere quella cosa lì che oggi ti rende felice.

E quanto è sottile il confine tra scegliere con consapevolezza e rinunciare per paura? Ci sono momenti che sembrano fatti apposta per dirti “vai”, ma tu ti trattieni. Ti dici che non è il momento giusto. Ti racconti che prima devi sistemare, capire, prevedere. Ma in fondo lo sai: quel treno non aspetta. Le cose vere non restano ferme per sempre. Le persone nemmeno.

E vivere non è un atto garantito. È un atto di fiducia. Di rischio. Di esposizione. È scegliere anche se tremi, saltare anche se non vedi il fondo, amare anche se hai paura che finisca.

Perché vivere davvero significa mettere a rischio qualcosa. Ma anche non viverlo, quel qualcosa, è un rischio. È il rischio di svegliarti un giorno e accorgerti che mentre cercavi di non farlo finire… non l’hai mai vissuto davvero.

Smetti di controllare: accogli ciò che ti rende viva

Allora, forse, è il caso di imparare a lasciare che le cose belle ti succedano. Di smettere di volerle spiegare, controllare, trattenere. Di accoglierle con tutte le incognite che portano con sé, di dire: “Io ci sono”, anche se tremi, anche se hai paura.

Perché il presente va vissuto, non messo in pausa.

Perché le persone che hai accanto oggi, sono quelle che meritano di sentirsi scelte adesso. Non quando avrai meno paura, ma proprio adesso che ne hai tanta.

Perché nessuna emozione può essere eterna, ma tutte possono essere vere. E le cose vere non si trattengono, si attraversano. Si vivono. Si dicono. Si scelgono.

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