Che bella quella stanchezza che senti a fine serata, quando la giornata finisce e senti di aver riempito ogni singolo momento della giornata di vita. Sappiamo che abbiamo dato tutto quello che potevamo dare.
Certo che non ci danno un premio, che non abbiamo vinto nessuna medaglia, ma noi sappiamo che siamo stati presenti, che abbiamo spuntato tutte le voci della nostra to do list, quella cartacea e quella che abbiamo tra la testa e il cuore.
Certo che non abbiamo scoperto nulla di sensazionale, una cura per l’alzheimer o come porre fine alla fame nel mondo. Non abbiamo nemmeno scritto un bestseller, né ricevuto promozioni o avuto una standing ovation.
Ma, oggi, io per esempio ho finito un lavoro nei tempi, ho rispettato le deadline, mi hanno ringraziato per la professionalità della quale troppo spesso dubito fino a quando non mi fanno notare che ce l’ho anche io. Ho scritto tanto, come non facevo da tempo, ho sentito quell’amica che aveva bisogno delle mie parole, del mio conforto e mi sono sentita utile, spalla, àncora, molo in cui attraccare, io che mi sento più che altro una barchetta in mezzo al mare in balia delle onde.
Com’è possibile invece che ci ritroviamo a essere mare per alcuni? Com’è possibile che ci ritroviamo a essere corrente, vento, a creare direzione, noi esatto, noi, per gli altri! L’avreste mai detto?
Non serve arrivare primi per sentirsi soddisfatti
E ci ritroviamo a fare il punto a fine giornata, ci ritroviamo a pensare a quella sensazione che anche se tutto non è andato come volevamo (spoiler: non lo fa mai), noi c’eravamo, noi siamo. E questo basta e a volte, anzi, è anche tutto.
Sì, perché, storico alla mano, di generazione in generazione, ci hanno insegnato che per sentirci realizzati dobbiamo spuntare grandi obiettivi. Titoli, traguardi, conferme. Eppure ci sono giorni in cui basta essere riusciti a dare il massimo con ciò che avevamo a disposizione per sentirci pieni, col cuore leggero.
La verità che non ci hanno mai svelato è che ci si può sentire appagati anche senza trofei. Non ce l’hanno detto, non per cattiveria, quanto perché è una cosa che si impara crescendo: che esiste una soddisfazione più intima, silenziosa, che si misura nel senso di presenza e di coerenza con sé stessi, rispettandoci e rispettando i nostri sogni, oltre che la nostra salute mentale. Nel sapere che abbiamo fatto del nostro meglio e che domani ripartiremo proprio da lì.
Lunedì alternativi nel mood
Il lunedì è il giorno della settimana più commentato sui social, il più odiato. Io ogni lunedì mattina mi sveglio con il desiderio forte di cambiare il mondo, di metterci tutta la forza che ho in corpo per farlo girare come dico io, per farla andare bene ‘sta vita che sto scrivendo, la mia e quella di chi amo.
Di per sé è una giornata piena zeppa di cose da fare, dal primo allenamento del mattino al lavoro fino alle 19, passando tra cose che scrivo, cose che leggo, sogni che appunto. Dovrei essere stanca a quest’ora, mentre scrivo questo articolo, o meglio lo sono, ma c’è ancora tanta adrenalina dentro di me che è un peccato tenerla intrappolata dentro. La scateno dentro le dita delle mie mani, facendole scorrere velocemente su questa tastiera mentre scrivo questo articolo. E scarico tutto.
C’è qualcosa di profondamente umano nella stanchezza del lunedì sera, ecco, perché non spegne ma racconta. Racconta di quanto siamo stati produttivi, quanto ci siamo impegnati, anche quanti sacrifici abbiamo fatto, certo.
La sentite tutta questa quotidianità? Sì? È anche costruzione. È anche crescita. Non è solo produttività, ma anche pro attività. Essere pronti ad accogliere, positivamente, tutto quello che ci capita.
Ricaricarsi dopo una giornata piena
E allora raggomitoliamoci sotto il piumone ora, mentre fuori febbraio sta scorrendo più veloce di suo fratello gennaio, mentre le agende si riempiono, alcuni “eventi” si illuminano su Calendar perché brillano di più rispetto agli altri, forse perché li aspettiamo di più, in mezzo ai promemoria per i prossimi giorni.
Ora è solo calore, buio intorno, cuscino morbido sotto la testa e la consapevolezza che abbiamo dato tutto quello che potevamo. Tutto il resto rimandalo a domani, fermi qui, quasi pronti a chiudere gli occhi prima di concedersi una lettura serale o un film in compagnia. Proviamo gratitudine per le piccole vittorie silenziose, per la fatica che non tutti vedono e sentono, ma che c’è, per la gentilezza di chi l’ha capito, anche quando era più facile ignorare.
Dentro questo attimo, si nasconde la consapevolezza di sapere che siamo circondati da tante forme di felicità, questa tra le più pure: sapere che, senza troppe pretese, siamo stati dove dovevamo essere, che sia con noi stessi, che sia con gli altri.
E quindi buonanotte
Quindi buonanotte a chi è stanco ma sereno, a chi sa che ha messo un altro piccolo tassello a comporre questo grande puzzle che è la vita, a chi ha costruito qualcosa, anche se invisibile ai più. A chi ha dato, ricevuto, ascolto. A chi si spegne senza rimpianti, ma con la dolcezza di chi ha saputo essere, anche solo per un momento.
Non servono grandi imprese per sentire di aver vissuto davvero. A volte, basta sapere di aver fatto del proprio meglio, per poi lasciar calare il sipario, le nostre palpebre sopra gli occhi, le coperte sopra il nostro corpo.
Che può sembrare una frase fatta, ma alla fine è vero, che non è quanto corriamo, ma quanto cuore mettiamo mentre camminiamo.
Se stanotte chiudi gli occhi con questa consapevolezza, allora sì: hai vissuto davvero.



