Malbianco di Mario Desiati è un romanzo che esplora il peso delle origini, il trauma intergenerazionale e il ritorno alla famiglia per trovare se stessi, una lettura intensa che parla al cuore di chi cerca verità dentro il proprio passato.
La trama di Malbianco
Marco Petrovici ha quarant’anni, vive a Berlino come creatore di contenuti digitali. Mi sono rivista nei suoi svenimenti, nell’ansia che non si sa spiegare, nelle sue paure. Dirottato da un malessere che non ha nome, torna in Puglia dalla famiglia, dai genitori Use e Tonia, nella casa nel bosco dove è cresciuto, sperando di capire cosa lo stia consumando.
Da lì parte un viaggio interiore: attraverso ricordi, segreti, storie non dette della bisnonna Addolorata (una trovatella), del prozio Pepin che suonava il violino nella neve, dei danni silenti lasciati dalla guerra e dai silenzi familiari. Il titolo, Malbianco, diventa il simbolo: non solo il fungo che attacca le piante, ma la nebbia che copre le storie, che offusca la memoria, che lascia radici invisibili.
Malbianco mi ha lasciato una crepa
Ho trovato la scrittura di Desiati poetica senza però diventare decorativa, capace di mescolare storia collettiva e privato, memoria e paesaggio. Ha avuto coraggio di scavare nelle omissioni familiari, di riconoscere che il passato non elaborato può pesare sul presente, generare ansia, disturbi che sembrano inspiegabili ma sono radicati nell’albero genealogico. Ho apprezzato tanto la presenza evocativa dei luoghi: il bosco vicino a Taranto, la campagna, la casa con querce e lecci; i ricordi di neve, il violino, la voce silenziosa dello zio. Tutto questo ha reso questa storia viva, non solo riflessione.
Se ti sei mai chiesta da dove vieni, che cosa hai ereditato oltre il cognome, leggi Malbianco
A volte i silenzi in famiglia possono pesare tra le cose non dette e gli incubi di fantasmi che non si sono mai mostrati ma che sai essere presenti. A volte pesa troppo ignorare il proprio passato e questo romanzo non lo fa.
È una lettura che richiede attenzione, ma l’ho trovato scorrevole, oltre a essere una di quelle storie che restano, che cambiano qualcosa dentro, anche solo per aver fatto riflettere un pelo di più sulle propria vita, riflettendo su quello che siamo stati e siamo, lasciandoci magari vedere le cose da un’altra prospettiva.
Malbianco è più di una genealogia familiare: è un romanzo di resistenza silenziosa. È la presa di coscienza che il nostro passato non è un optional, ma parte di chi siamo anche quando abbiamo cercato di dimenticarlo. Leggerlo è come rimettere insieme pezzi sparsi del proprio albero di ricordi, alcune schegge dolorose, ma anche sprazzi di bellezza che non pensiamo esistano.
E alla fine, chiudiamo il libro con una speranza piccola: che guarire dallo sbiadire del passato non significa cancellarlo, ma ridargli colore, per provare a continuare un futuro diverso, non migliore, ma diverso, nuovo.



