"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

“Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna fa ridere, pensare e riflettere sulla vita {libri}

Un romanzo surreale, ironico e profondamente umano che parla di disperazione con una leggerezza disarmante. Arto Paasilinna ci accompagna in un viaggio improbabile dove chi voleva morire finisce per riscoprire un motivo per restare.

Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna è stato il libro del mese scelto dal bookclub di cui faccio parte e, lo ammetto, non sapevo bene cosa aspettarmi. Il titolo spiazza, il tema può sembrare pesante. E invece – pagina dopo pagina – mi ha sorpresa, commossa, fatta ridere, riflettere, e poi ancora ridere, riuscendo a cogliere con lucidità il lato più fragile e insieme più forte della natura umana.

Il romanzo parte da un’idea che, detta così, potrebbe sembrare macabra o addirittura leggera nel modo sbagliato: due uomini si incontrano per caso in una casa di campagna, entrambi con l’intenzione di farla finita. Ma non lo fanno. Anzi, decidono di fondare un’associazione di aspiranti suicidi per organizzare… un suicidio collettivo. Nella mia testa una sola parola: “aiuto!”

Sembra una farsa e forse lo è. Ma dentro c’è molto di più.

L’umorismo come atto di resistenza

Paasilinna affronta con leggerezza un tema profondissimo: cosa significa vivere quando si è perso il senso del vivere? E cosa succede quando, invece di spegnersi in solitudine, si cerca il contatto con altri che provano lo stesso smarrimento?

Il romanzo è un viaggio – letteralmente, su un pullman sgangherato carico di “volontari alla fine” – che diventa un percorso interiore. E mentre si attraversa la Finlandia, poi la Svezia, poi la Norvegia, poi l’Europa intera, quello che si attraversa davvero è la possibilità di riscoprirsi. Di lasciarsi toccare, ridere ancora, vedere il mondo da un altro finestrino.

Personaggi fuori dal comune, ma terribilmente umani

Ogni personaggio che sale su quel pullman porta con sé una storia di fallimento, di delusione, di silenzi troppo lunghi, ma Paasilinna non indulge mai nella tragedia. C’è una tenerezza discreta nel modo in cui li tratteggia e presto ci si affeziona a loro, a quella comunità improbabile che, senza accorgersene, comincia a farsi compagnia.

Non per curarsi a vicenda – non è questo un romanzo salvifico nel senso più classico – ma per stare, per esistere insieme, magari ridendo delle cose più assurde, delle coincidenze, dei guai in cui ci si caccia e da cui, in qualche modo, si esce.

Leggerezza non è superficialità

Non è un romanzo che cerca soluzioni, piuttosto racconta come, a volte, basta spostare leggermente il punto di vista per trovare un nuovo motivo per restare e per farlo con ironia, con quella capacità rara di prendere la disperazione e smontarla, come un puzzle, per farne altro.

Non è un libro che consola, ma che accompagna, con passo strano e strascicato, dentro quel groviglio di cose che è la vita quando non sai bene cosa fartene e riesce a farlo senza pesare, ma senza nemmeno semplificare.

Ho riso, ho sospirato e più di una volta mi sono chiesta quanto conti, davvero, sentirsi capiti – anche solo da un libro.

Piccoli suicidi tra amici non è una storia sull’istinto di morte, ma su quello di vita. Su quella cosa silenziosa e resistente che ci fa restare, anche quando non capiamo bene perché.

E allora sì, mi è piaciuto, perché parla della fragilità senza frasi fatte e della rinascita finalmente in maniera diversa. Forse, per salvarsi, basta solo non essere soli.

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