"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Volo-ntariato: una nuova avventura

Dopo un periodo di pausa e introspezione, racconto cosa è accaduto tra voli sopra le paure e volontariato che mi ha fatta sentire utile e viva. Due mesi per ritrovare leggerezza e significato. Perché a volte basta fermarsi, guardare le nuvole e scegliere di vivere semplice.

Risalgono al 30 maggio le mie ultime parole su questo mio spazio tra colori e momenti bui. Dicevo “non è mai troppo tardi per smettere di correre” e infatti ho smesso di farlo. Vi racconto quindi cosa è successo mentre mi prendevo il tempo giusto e di cui avevo bisogno per fare cose e rinfrescare i pensieri (almeno quelli!), volando e aiutando, con aerei e con le persone, tra voli e volontariato.

Tra voli e volontariato

Le temperature nella mia calda e ridente cittadina pugliese si sono alzate ogni giorno sempre un pelo di più fino a sfiorare i 45 gradi. I gradi percepiti sulla mia pelle non saprei quantificarli. Durante le giornate afose di giugno e quelle sudate di luglio, ho avuto un serio e lungo mental breakdown.

Come se avessi preso un muro in pieno con un auto! Letteralmente sfracellata, ho attraversato una fase di rottura molto intensa. Non so ancora da chi o da cosa, ma da questa rottura, so per certo di aver perso una parte di me di cui non avevo più bisogno. Portarsi dentro e dietro di sé angoli di sé di cui non si ha più bisogno a 30 anni diventa pesante ed estenuante. A volte, bisognerebbe fermarsi, smettere di correre (per tornare a quanto dicevamo prima) prendere atto di ciò che non ci serve più e, se se ne è certi al 100%, lasciare andare via, per alleggerire i prossimi passi.

Non ho fatto tutto da sola

Accanto a me, senza avere alcuna consapevolezza di quanto stessero facendo, alcune persone mi hanno aiutate a riscoprirmi e a scoprire lati di me che dovevo valorizzare e a cui dovevo dare più spazio dentro di me. Tra queste anche la mia psicologa che invece, consciamente e in punta di piedi, è riuscita a togliere la polvere che avevo sugli scaffali della mente. Ha riposto con delicatezza tutto al suo posto e, se non tutto, la maggior parte delle cose. È riuscita anche a rendere tutto più minimal, più asettico ed essenziale sulla libreria di quella stanza dall’interruttore rotto e dalle tapparelle abbassate. Piano piano, in questa stanza è iniziata a filtrare di nuovo la luce e ora riesco a vedere di nuovo il panorama fuori dalla finestra. Certo, non è sempre sereno il cielo, non è sempre azzurro, ma almeno adesso so che…

dietro alle nuvole grigie che preannunciano un temporale estivo, c’è sempre il sole.

Cosa ho fatto in questi due mesi

Ho volato: le nuvole come arcipelaghi nel cielo sopra la tratta Bari-Catania

Sì, ho volato per la prima volta nella mia vita, rompendo non il muro del suono ma quello delle paure. Chissà perché avevo paura di quella straordinaria sensazione di sentirsi finalmente leggeri. Chissà perché quella leggerezza che cercavo e cerco sempre nei miei giorni! Mi domando perché mai avessi paura di guardare le mie amiche nuvole più da vicino. Le ho percepite come zucchero filato o come arcipelaghi di terre nuove da scoprire in uno specchio azzurro che, complice il caldo e un po’ di afa, lo rendeva quasi simile all’acqua del mare o lo specchio dentro il quale il mare vero, sotto di lui, si specchiava. Ho volato, ho vissuto. Ho sentito i polmoni pieni di gratitudine e il cuore pieno di speranze. Forte, dentro di me ho sentito il desiderio di ripartire subito per nuove esperienze come quella vissuta. Senza troppe cose in borsa, semplicemente con tanta voglia di scoprire nuove cose e sentirsi grati per la possibilità di farlo. Senza troppi pensieri, semplicemente volando e atterrando in un altro tempo, in un altro spazio, in un’altra possibilità di vita.

Ho aiutato: chiamala cittadinanza attiva, chiamalo volontariato

Sì, ho aiutato in modo diverso, perché per la prima volta nella vita, ho avuto la necessità consapevole di volermi rendere utile e di impegnarmi in qualcosa di più grande. Ho iniziato a frequentare un’associazione della mia città che si occupa di cittadinanza attiva. Ho conosciuto persone fantastiche, menti brillanti. Negli occhi delle persone, ho avuto modo di leggere nuove storie e purtroppo problemi che conoscevo ma ignoravo di poter vivere così intensamente. Alcune parole, poi, ho scoperto che nascondono significati che nemmeno lontanamente pensavo potessero appartenere loro. Ho imparato che i bambini non sono tutti uguali, che a distinguerli sono i colori che custodiscono nei propri ricordi e per i modi con i quali li raccontano. Ho scoperto che i loro pensieri sono così semplici che sanno essere grandiosi ai nostri occhi non più abituati alla spontaneità, all’autenticità e alla naturalezza dei piccoli gesti, come una mano più piccola che si allunga perché tu gliela prenda, in modo da poterla accompagnare lungo i suoi passi, magari non tanto decisi o forse solo per averti ancora semplicemente accanto.

Fai quello che ti va di fare

Nel mio ultimo articolo dicevo “smetti di fare ciò che non ti va di fare“. Oggi dico la stessa cosa, perché ci credo, ma con un’accezione diversa, positiva: fai quello che ti va di fare. Senza paure, senza pensarci troppo. Buttati, accogli le novità senza spaventarti di ciò che sarà, perché SPOILER ciò che sarà accadrà ugualmente anche se hai paura, anche se hai dei dubbi, anche se hai pensieri. E se potete, fate anche un po’ di volontariato. Giuro, vi farà sentire una persona migliore.

Vivila semplice, come lo è far volare un foglio di carta ripiegato in modo tale da somigliare a un aereo per far felice un bambino nel vederlo volare. Vivila semplice, come lo è volare per davvero, su aereo vero, per far felice la bambina che aveva da sempre sognato di volare sopra le proprie paure. Vivi semplice.

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