"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

“Una vita come tante” di Yanagihara: il romanzo che spezza e ricostruisce

Un romanzo doloroso, profondo, lacerante, che racconta il trauma, l’amicizia e la resilienza attraverso la storia di Jude e del suo gruppo di amici. Una lettura impegnativa, che toglie il fiato ma lascia anche spazio alla bellezza e alla speranza. Un libro che ti attraversa e ti cambia, una volta per tutte.

Ci sono libri che non leggi, ma vivi, che non ti scorrono addosso, ma ti attraversano. Una vita come tante è uno di quei libri che ti restano dentro anche quando lo hai chiuso da ore, da giorni, da settimane. Un libro che non si dimentica, forse perché non ti lascia mai davvero.

L’ho letto con rispetto, con fatica a volte, ma con un’urgenza inspiegabile, come se dovessi qualcosa a quei personaggi, a quella storia. L’ho letto nei silenzi, nei giorni lunghi, nei pomeriggi lenti, nei letti sfatti e nelle notti in cui ho fatto difficoltà a prendere sonno. E ogni volta che pensavo di prendermi una pausa, sentivo che no, non potevo abbandonarlo lì, dovevo tornare.

Il dolore che prende forma

C’è qualcosa di devastante in questo romanzo, ma anche di profondamente necessario. Una discesa nell’abisso del dolore, quello vero, quello che non ha sempre un nome, né un colpevole chiaro, ma che esiste e basta, che si incolla addosso alla pelle dei personaggi, soprattutto quella di Jude.

Jude è uno di quei personaggi che non puoi raccontare: lo devi incontrare. Devi camminargli accanto, inciampare nei suoi silenzi, respirare il suo dolore, trattenere il fiato quando sembra che qualcosa vada meglio, solo per scoprire che non è così. Eppure, è impossibile non volerlo proteggere. È impossibile non amarlo. Anche quando ti arrabbi con lui, anche quando ti urla contro la sua autodistruzione.

Leggerlo è un atto di coraggio

Una vita come tante è un libro faticoso. Non per la scrittura, che è potente e coinvolgente, ma per ciò che racconta. Ti toglie l’aria, ti stringe lo stomaco, ti fa piangere lacrime vere, di quelle che non sapevi di avere ancora. Ti fa arrabbiare con il mondo, con la vita, con l’ingiustizia, con tutto quello che non possiamo controllare.

Ma allo stesso tempo ti ricorda cosa significa amare, cosa significa esserci, cosa significa scegliere di restare, anche quando è più semplice andare via.

La bellezza che resiste

Ho riso, anche. Lo giuro. Perché in mezzo a tutto quel dolore, Yanagihara ti regala pagine di luce, momenti di tenerezza disarmante, di amicizia pura, di amore che va oltre ogni logica, ogni schema, ogni paura, l’amore che non chiede niente, che resta, che accoglie, l’amore che sa farsi spazio anche dove sembra non esserci più niente.

E allora capisci che Una vita come tante non è solo un romanzo sul dolore. È anche, se non soprattutto, un romanzo sull’amore, su tutte le forme di amore che ci salvano, anche quando non ci rendiamo conto di essere stati salvati.

Non lo so chi me l’ha dato il coraggio di guardare così in faccia il dolore, chi mi ha dato la forza di restare con la testa china su questo libro aperto anche quando ogni pagina ha cercato in ogni modo di spingermi via. Ma l’ho fatto e ora sento che qualcosa si è irrimediabilmente rotto, spezzato, scucito e allo stesso tempo aggiustato, ricomposto, ricucito. Dopo questo romanzo, qualcosa dentro di te entra o esce e tu sei inevitabilmente diverso. Non potrai più essere la stessa persona che eri prima di iniziare a leggerlo.

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