"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Vita vissuta dentro al tempo che scorre

In questo articolo intimo e personale, rifletto sullo scorrere del tempo e sulla paura – spesso taciuta – di perdere le persone che amo. Partendo da piccoli gesti quotidiani e abitudini che sembrano scontate, vi accompagno in una meditazione sul valore della presenza, sull’importanza di vivere pienamente ogni giorno con chi ci sta accanto. Un invito a non rimandare, a non proteggersi troppo, a riempire il tempo di vita e amore. Perché nulla dura per sempre, ma ciò che doniamo oggi può restare.

È tutto un po’ più ampio di come inizia, ma parto lo stesso.

Vi capita mai di pensare a quanto le abitudini che creiamo con le persone che ci stanno accanto scandiscano davvero il tempo che scorre? Il “buongiorno” detto a chi amiamo, le chiacchiere con i nostri genitori, i nostri fratelli, le uscite con le amiche, l’appuntamento fisso mensile con l’amica che vive lontano, quello settimanale con la persona che abita il tuo cuore, le birre in compagnia.

Tutte cose semplici, piccole, che fanno da calendario al nostro vivere. Ma intanto il tempo galoppa. Corre come Spirit tra distese infinite e cieli infuocati. Corre veloce come il vento e ci accorgiamo solo dopo che, come quel cavallo selvaggio dei cartoni animati, non si può domare.

Le abitudini che vengono meno

È una riflessione che faccio a cuore aperto, spogliandomi di quella paura che mi porto addosso come una seconda pelle, che a volte dimentico di indossare, ma che a volte sento più forte: la paura perdere quelle abitudini diventate parte di me. Di perderle, non per distrazione, non per scolta, ma per qualcosa di più grande… che a volte, sì, sono un caso!

Ed ecco come è partito questo flusso di pensiero

A proposito di abitudini… Un film a settimana per la “serata cinema” è diventata una bellissima abitudine giornaliera. Ma quando domenica sera è venuta meno, ho scelto di guardarlo comunque un film, ma da sola: ho visto Goodbye June.

È stato lì, tra le ultime scene del film e i titoli di coda della serie Quando la vita ti dà mandarini, che sono rimasta incastrata. Ho iniziato a pensare quanto le persone che abbiamo accanto e consideriamo immortali in realtà non lo sono affatto. Le vediamo sempre lì, presenti, in carne e ossa. Alcune le vediamo ogni giorno, altre ci sfidano, ci abbracciano, ci baciano. Ma è bastato un attimo, uno solo, e nella mia testa le ho viste scomparire tutte.

Ho sentito dentro al petto una sensazione di vuoto – che fortuna vuole che ancora io non conosca benissimo – ma che provo spesso quando penso all’innominabile e temutissima (?) “morte”.

Perché la morte fa paura

A voi fa paura la morte? A me sì. Ma non ho paura della morte in sé, quanto di tutto quello che mi priverebbe. Mi spaventa quanto delle cose che vorrei fare non potrò più fare. Cose che oggi potrei fare e che invece rimando. Anche adesso, mentre scrivo questo articolo, potrei scegliere di fare altro. Ma ci sono altre paure, meno profonde forse, frivole, che limitano il mio agire, il nostro agire. E allora mi chiedo: non è anche questa una forma di morte, la paura di non vivere davvero?

Paure, barriere e protezioni

Perché abbiamo così tanto paure che ci frenano? Perché facciamo così fatica a lasciarci andare, a sbilanciarci, ad abbandonarci un po’, sentirci liberi, anche a costo di essere un tantino superficiali a volte? Ponderiamo tutto, ogni parola, ogni gesto.

Costruiamo muri, tracciamo confini. Vogliamo distinguerci, tutelarci, proteggerci. Dobbiamo dubitare, dobbiamo malignare. E mentre ci autosabotiamo, smettiamo di fidarci, prima degli altri, poi forse anche di noi stessi, se non in primis.

Viviamo come se chi ci circonda fosse sempre lì pronto a fregarci, manipolarci, usarci. Ma se non fosse così? Se fosse solo nella nostra mente? Se dall’altra parte ci fosse solo qualcuno simili a noi, che vuole solo condividere qualcosa di vero? Non converrebbe spogliarsi almeno per un attimo di quell’armatura così pesante di cui andiamo fieri? Sai che bellezza sentirsi più leggeri senza.

Lasciarsi andare, buttarsi nelle relazioni

E allora buttati, nelle relazioni che hai già e quelle nuove da costruire. Vivile appieno e non darle per scontato.

Sii gentile con tua madre, sii gentile con tuo padre, parla con tuo fratello o con tua sorella. Ascolta, fai tuoi i consigli dei tuoi affetti più cari, custodisci i sogni e i detti e le cose raccontate dai tuoi nonni.

Non pensare mai che le persone che ami siano per sempre. Non dare nessuna parola, nessun gesto, nessuna abitudine per scontata. Quando tutto verranno meno – prima o poi accade – sentirai una mancanza che trafigge il cuore e i rimorsi saranno tanti, i rimpianti idem.

E allora mi chiedo: ne vale la pena davvero? Non chiarirsi? Non preoccuparsi? Non perdonare? Per cosa poi? Cosa si vince quando si decide di dare le spalle e restare soli, convinti che il mondo intero sia contro di noi?

Riempi il tuo tempo di vita vissuta

E allora forse, il verso senso di tutto sta proprio nel non rincorrere il tempo, ma riempirlo. Di sguardi sinceri, parole gentili, gesti che valgono anche quando sembrano insignificanti. Non lo sono, perché ogni parola detta, ogni gesto compiuto, seppur piccolo, è presenza. E lo scorrere del tempo si misura in questo: in quanta vita ci metti dentro, nel tempo che passa e non il contrario.

E poi riempirla d’amore, magari, in qualsiasi forma, non per forza quello smielato da film. Parlo di amore per i propri genitori, per i propri fratelli, per gli sconosciuti, i passanti, chi ne ha semplicemente bisogno in un freddo pomeriggio di febbraio, dentro a una carezza silenziosa o una parola che sa toccare il cuore.

Perché sì, fa paura immaginare la vita senza chi amiamo, ma forse l’unico modo per non lasciarci travolgere da questa paura è esserci. Oggi. Adesso. È guardare quelle persone negli occhi e amarle forte, come se ogni giorno fosse il primo, e anche l’ultimo. Perché forse l’unica forma di eternità che abbiamo è custodire, adesso, tutto l’amore che possiamo. E darlo, finché possiamo.

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