"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Svegliarsi la mattina: il senso nascosto dietro ogni risveglio

Automatico, aprire gli occhi al mattino, spegnere la sveglia, barcamenarsi tra i pensieri che iniziano pian piano a popolare la mente al risveglio.

Io personalmente stringo le coperte, le tiro un po’ più su e poi mi scopro, guardo il soffitto e poi mi ricopro, “altri cinque minuti”, ancora non sono pronta alla sfilza di cose da spuntare. Non sono ancora pronta a sentire il mio coach urlare “burpees“. Però forse sono pronta per un caffè, per leggere qualche notizia, magari uno scroll veloce tra i reel del mio feed, per guardare fuori dalla finestra se il tempo è ancora uggioso o se posso sperare che il sole esca, che i prossimi giorni saranno più miti, non caldi, ma miti.

E tra tutti questi “forse”, forse forse ora ci sono, ora la giornata può partire e metto i piedi a terra e inizio la mia giornata. Lo facciamo tutti e lo facciamo così tanto meccanicamente che a volte quasi ci sfugge perché lo facciamo. E quindi, questa mattina, mi chiedevo: mi alzo solo per me stessa? Per fare le cose appuntante in agenda? O lo faccio anche per qualcun altro?

E se non ci svegliassimo solo per noi?

E se le sveglie che puntiamo al mattino non fossero messe solo per interrompere i nostri sogni perché si facciano realtà? Se non fossero solo un appuntamento con i nostri impegni? E se fossero invece anche il riflesso di qualcosa che sta al di fuori di noi?

Se la forza che mettiamo nel rialzarci, anche quando è difficile, anche quando pesa, anche quando fuori fa freddo e sotto le coperte si sta così bene invece, fosse un tassello per qualcosa di più grande?

Svegliarsi per costruire, anche quando sembra di non avere nulla in mano

Non ci penso tanto nei giorni pieni, quanto in quelli un po’ più lenti, quando le cose da fare sono poche e il vuoto non riempito pesa. Mi chiedo, come posso riempirlo? Cosa posso fare per ottimizzare quel tempo, per renderlo produttivo. Mi domando allora se quello che quotidianamente faccio, lo faccio solo per me o per chi mi sta attorno.

È come se crescesse dentro di me l’esigenza di creare valore per sentire di avere un valore. Svegliarmi ogni giorno con l’idea che il solo fatto di respirare, guardare il cielo ancora una volta, poter abbracciare la persona che amo, parlare con mia madre, mio padre o mio fratello possa voler dire di avere un compito, un impegno verso l’umanità intera. Anche se ho giornate in cui sembro o mi sento spenta, inutile, invisibile, in realtà sto facendo qualcosa per qualcuno, anche inconsapevolmente. Magari che mi guarda o aspetta in silenzio. Per chi si nutre della nostra tenacia, anche se non lo dice, per chi trova forza nel nostro esserci, nelle nostre parole, nei nostri gesti.

Mi piace pensare che esistano occhi che ci aspettano anche quando non lo sappiamo. Che ci siano vite che si incastrano con la nostra solo perché abbiamo scelto, ancora una volta, di alzarci dal letto, non per dimostrare qualcosa, ma per esserci, per costruire.

Per chi ci guarda in silenzio e si fida della nostra presenza

E quindi se ciò accade, se non ci alziamo solo per spuntare una casella in più nella nostra to do list, ma per essere parte di qualcosa di più grande, vuol dire che per qualcuno al di fuori di noi siamo casa, un porto in cui attraccare o ripartire, un luogo sicuro. Siamo parole che scaldano, abbracci che curano.

E non occorre fare cose straordinarie. Stra-ordinarie, fuori dalla norma, cose complesse. No, affatto. Basta esserci, con il nostro impegno, i respiri, un “come stai?” sincero e un “buongiorno” ancor prima. Che “buongiorno” ormai è quasi diventato un saluto, come un “ciao”, ma buongiorno è un augurio, è l’augurio che la giornata a cui lo stiamo dando possa evolversi in modo positivo, che possa essere buona, serena, sorridente.

Quindi ci svegliamo per amare e per chi ci ama, per chi, forse, ha bisogno di vederci in piedi per credere che anche lui può farcela, per chi ha imparato a sorridere solo quando noi sorridiamo, per chi ci prende come esempio senza dircelo mai. Ci svegliamo anche per chi non è più con noi, ma ci ha insegnato a camminare con dignità. Per chi ci ha trasmesso valori che non vogliamo perdere, anche se il mondo li dimentica.

Ci svegliamo anche per chi non incroceremo mai più

Ci svegliamo anche per chi incroceremo solo una volta, per caso, con un sorriso al semaforo o uno “scusi” gentile al supermercato. Per chi legge le nostre parole e si sente meno solo, per chi ascolta la nostra voce e si sente meno smarrito. Per chi ha solo bisogno di una presenza che dica, a modo suo “tranquillo, è tutto ok, ti sto accanto, non so come posso aiutarti, ma ci sono e lo farò”.

Alla fine forse è questo il senso più grande di ogni risveglio: esserci per costruire, anche quando sembra che tutto intorno crolli, anche quando non ci sentiamo all’altezza. Esserci per gli altri, anche quando ci sembra di non avere nulla da dire o da dare. Esserci, anche solo per ricordare a noi stessi che siamo vivi e che la vita è fatta di connessioni invisibili, che ci legano, ci salvano, ci fanno sentire parte.

E allora sì, è più bello svegliarsi ogni giorno con la consapevolezza che non ci alziamo solo per noi, ma anche o soprattutto per chi ci sta accanto, che sia il tuo lui o la tua lei o che sia un lui o una lei qualsiasi, un passante per la strada o dentro la tua vita.

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