"Ogni punto d'arrivo è un punto di partenza"

Jane Eyre di Charlotte Bronte: l’amore romantico ed elegante che ho sempre sognato {libri}

Jane Eyre non è solo un romanzo d’amore, è una dichiarazione d’identità. L’ho letto dopo aver visto e amato il film del ’96 un’infinità di volte, ed è stato come tornare a casa. Un amore elegante, profondo, che non ha bisogno di urlare per farsi sentire. Come certi gesti, certi sguardi, certe persone. Come certi libri che ti chiamano. E che alla fine, ti scelgono.

L’ho sempre pensato, ma qualcuno mi ha fatto notare che è accade davvero: i libri ti chiamano. Me ne sono accorta nell’ultimo anno, anno in cui ho frequentato molto di più le librerie, soprattutto quella della Feltrinelli di Bari. Mi è capitato diverse volte di sentirmi attirata da un libro piuttosto che da un altro, come se mi stesse chiamando per nome. E alla fine lo compravo, l’ho sempre fatto. Tranne in un caso.

A ogni mia visita, lì dove stanno i classici, mentre i miei occhi cercavano la novità del momento sul tavolo più in basso, ho sentito anche io la voce di William McChord Hurt, alias Mr. Rochester, che sussurrava un nome. Quella voce sussurrava il mio nome. Tutte le volte, interrompevo la mia ricerca, per mettermi sulle punte e raggiungere lo scaffale in cui brillava la copertina del classico che più amo in assoluto: Jane Eyre di Charlotte Brontë. Fiori colorati, edere che si arrampicano sui bordi della copertina, sulla quarta, di lato sulle pagine chiuse di quel libro, la font scelta per il titolo che mi rimanda i miei pensieri ai cartoni animati delle principesse Disney: sì, Belle de La Bella e la Bestia. Io innamorata, ogni volta esordivo con un “wow“, prima di riporlo tra gli altri classici di altri autori. Non so perché non ho mai scelto di prenderlo. Lo ha fatto qualcun altro al posto mio, però.

“Questo libro è tuo! Lo guardi sempre innamorata, non puoi continuare a guardarlo e riporlo qui. È tuo, ti chiama. Io te lo regalo”.

È stato così che ho capito che Mr. Rochester esiste davvero e sta nei gesti gentili e nobili di uomini come il mio ragazzo (mi sento fortunata, tanto), che nel cercarmi – mentre anche lui era alla ricerca di qualche nuova uscita – mi ha vista meravigliarmi ancora una volta davanti a quel romanzo, in un’edizione dalla copertina così bella da sembrare uscita direttamente da un cassetto dell’Ottocento.

Da divoratrice di libri, amante della lettura, della scrittura e aspirante “scrittrice”, sempre leggere prima i libri che guardarne il film. È un mantra: allena la fantasia, la creatività. Ma mentirei se dicessi che in questo caso ho fatto il contrario. Il fatto è questo: ho scoperto Jane Eyre negli anni dell’università, quando l’amore aveva fatto male e tornare a crederci era impossibile. Eccola lì una storia d’amore che sapeva di tutto quello che avrei voluto vivere. Mi sono innamorata di questa storia, raccontata nella versione cinematografica del 1996 con William Hurt e Charlotte Gainsbourg. E ogni volta che viene riproposto lo riguardo. Lo farò per sempre.

Leggerne il romanzo, anni dopo, dopo aver visto il film forse una ventina di volte, è stato come tornare a casa.

Quello di Jane Eyre e Mr. Rochester è un amore sussurrato

Viviamo in un’epoca che insegna a gridare i sentimenti: penso ai post e ai canali social in cui vengono raccontate storie d’amore perfette, costruite su ciò che gli utenti vogliono vedere, sentirsi raccontare, anche se sono bugie, anche se è tutta finzione. Mi sembra di vedere copie di copie di coppie che quasi sono forzate a ostentare l’amore, farsi vedere felici e innamorati. Ma l’amore non è questo, o meglio, non è solo questo.

Nei miei ultimi ngl anonimi di Instagram, mi è apparsa una domanda: “hai detto di essere fidanzata, ma non ci sono foto di te e lui sul tuo profilo”, come se l’amore andasse dimostrato agli altri, agli spettatori, come se fosse dovuto far entrare nella propria vita tutti. E chi l’ha detto che l’amore va urlato e per forza raccontato? Se volessi custodire qualcosa di puro e vero? Se volessi preservarlo dalle parole e dagli sguardi degli altri? Ecco, è strano, sto pensando proprio ora mentre scrivo questo articolo: quello che sto vivendo è un amore dolce e dai gesti nobili, proprio come quello di Jane Eyre con Mr. Rochester, vorrei urlare al mondo quanto lo amo, quanto sto bene con lui, quanto mi faccia sentire protetta e al sicuro, guardata e amata, proprio come si sentiva lei. Eppure, nonostante ciò, lo preservo, e se qualche volta lo racconto, non lo urlo, lo sussurro, per non consumarlo.

Jane Eyre fa lo stesso. È un romanzo che non ha bisogno di effetti speciali o di grandi gesti per farti capire la potenza dell’amore che racconta. Jane e Rochester si amano in silenzio, con pudore, con una tensione che ti tiene sospesa tra una pagina e l’altra come se stessi leggendo le parole di un amore proibito. È un amore che ha fame di libertà e sete di verità, voglia di viversi, ma paura di esporsi. Un amore che si riconosce, si perde, si ritrova, che ha la pazienza di aspettarsi, un amore che sa restare in piedi anche quando tutto sembra crollare.

E io mi sono commossa, perché quella di Jane non è solo una storia d’amore, è una storia di coraggio. Di una ragazza che non si piega, che sceglie sempre se stessa prima di tutto il resto, anche dell’amore, anche quando fa male, ma che finisce per amare profondamente e visceralmente.

La forza delle donne che sanno restare integre

Forte è quello che oggi chiamano “femminismo”, in questo romanzo. Mi viene però da dire (penso che ogni forma di estremismo sia un po’ il male delle società) che più che femminismo in questo romanzo si respira un’attitudine e un approccio non solito ai protagonisti femminili dei classici di quei tempi. Leggere di Jane Eyre è stata una ventata di aria fresca prima e calda dopo: fresca quando quella sua si faceva voce di tutte le donne che non hanno paura di essere sé stesse, anche quando il mondo chiede altro, coerenza e dignità, libertà personale. Calda quando la Brontë ha regalato forse a lei le parole profonde che formano i suoi pensieri, destinandoli per sempre e incondizionatamente a lei.

Leggere Jane Eyre, oggi, è un atto rivoluzionario e Charlotte Brontë, con una penna lucida e mai compiacente, regala al mondo un personaggio che non smette di insegnare. Le sue parole hanno una profondità che va oltre qualsiasi adattamento, pur bellissimo. Ogni frase sottolineata si è piantata dentro, facendomi venir voglia di stringere il libro al petto e lasciare le lacrime scorrere sul viso, senza mai asciugarle.

Mi hanno fatto capire quanto ci sia bisogno ancora oggi di storie che parlino di amore puro, nobile, elegante. Eppure così umano.

Perché leggerlo ancora (e ancora)

Certi classici non muoiono mai, non invecchiano mai. Jane Eyre forse non è tra i più conosciuti ed è un peccato, ma vale davvero la pena tuffarcisi dentro. Non è solo un romanzo d’amore, è una dichiarazione d’identità, perché tra queste pagine c’è la possibilità di rivedersi, rispecchiarsi, ritrovarsi.

L’amore può essere raccontato in tanti modi diversi, l’ho fatto anche io in “Posso offrirti un caffè?” l’anno scorso. Quello di Charlotte Brontë e di Jane Eyre è profondo, a mai smielato, è un amore che consuma e contemporaneamente conserva, protegge. Elegante, raffinato, una carezza leggera come quelle date al mattino per far sentire che ci sei ma che allo stesso tempo non vuole disturbare, non vuole svegliare.

Lo rileggerò? Sì. Lo consiglio? Sì. Mi ha fatto piangere? Sì, come tutte le cose che sanno restare.

Se ti va, condividi il mio articolo:

Altri articoli